Scritto il 27/05/06 alle 14:05 | Permalink | TrackBack (0)
http://libri-disegnati.splinder.com/tag/alberi
favole grottesche. (libro primo)
ALBERI DI CASA.
(Messaggio trovato in un bottiglia nel porto di Rouen):
Il nostro buon re Gelsomino IV Gavilotto è un buono, anzi, un
buonissimo: è persona da tagliarsi un braccio (quello di sinistra,
di preferenza...) per offrirlo in pasto ad un affamato incontrato
per strada. E, capace di arrostirlo lui stesso allo spiedo, mentre
discorre del più e del meno con l'infelice viandante in attesa
della perfetta cottura. Ma, di questi estremi, qui non ce n'è
bisogno, nel nostro onesto Reame. Bisogna dirvi che la Bontà
è il valore che meglio è imposto, qui, dalle nostre parti.
Talvolta diventa un regalo quasi obbligatorio: una dolce e
velenosa regola di vita. E' nel carattere della dinastia dei
Gavilotto, a furia di voler fare del Bene non hanno mai
lasciato in pace nessuno, per imporre la Bontà si son dati pure
alle guerre e agli sterminii. Ne so qualcosa, essendo lo Storico
d'Ufficio della Casa Reale e l'unico giornalista sopravvissuto, il solo
che non sia morto di noia. Abbiamo un semplice ma egemone
quotidiano, di 28 pagine, che son costretto a riempire giorno
dopo giorno di propaganda del Bene e della Felicità, per far
sapere che qui non si muore che di gioia e sorridendo stancamente.
Non scrivo che di lieti avvenimenti, non trovo altro da dire.
E, ne sono un po'affaticato...
Ma è stata la faccenda degli alberi che sopratutto ha fatto
traboccare il vaso delle mie sornione certezze. E per cui,
adesso, sono un'anima incrinata, forse pure rotta. E questo
dovrebbe essere un po' chiaro in giro perché il Capo della
Polizia Benefica mi guarda in modo bizzarro, pur se non
osa dirmi qualcosa, perché io sono meglio piazzato di lui
nella Gerarchia. Gelsomino IV dispone di una capacità di
lavoro impressionante. Dalle cinque del mattino si trova già
in giro a compiere il Bene. Siccome ha la bella abitudine di far
dono dei suoi vestiti ai poveri (relativamente, ché
qui nel Reame la vera povertà non esiste...), si ritrova
nudo in mutande almeno dieci volte al giorno e il codazzo
di cortigiani che lo segue con un carretto d'abbigliamenti
deve rimetterlo in sesto come un bambinetto. Quando diede
la Corona ad un vecchio che s'era rotta la dentiera, per
rifarsela, ne scrissi almeno dodici articoli. I bravi e
premurosi sudditi fecero subito una colletta e Gelsomino
IV ne ebbe presto un nuova di zecca, la quale fini' per esser
data e cosi' di seguito. Mi ricordo di almeno un
centinaio di nuovi Regi Copricapi e Scettri in oro e in
argento, o in ottone per non esser di troppo sfarzo. Per
altri versi, Gelsomino IV da' fuori di brutto se viene a
sapere d'una vedova recente (e con orfani...). Scongiura
subito qualcuno, in ginocchio se necessario (lui, Il Re...),
di sposarla (lui non puo', è Il Re...) in modo da procurare
un nuovo padre ai poveri piccini. Io stesso ho dovuto, grigio,
maritarmi a ben 18 vedove ed ho collezionato in questo modo
ben 42 figli pur restando, di costumi, un celibe impenitente.
La sera sul tardi rientrando non ancora stanco dai suoi giri
di beneficenza egli si trascina dietro al castello una scia
di individui vagamente bisognosi a cui prepara una cena
enorme più che abbondante, cucinando lui stesso. Mentre Il
Re si accontenta di qualche crosta di pane e un filino di miele,
con due fogliette d'insalata. MA per gli alberi, almeno, non dovrei
esser io a
lamentarmi: poiché l'idea fu, involutamente, mia... (Non era
forse il vostro Talleyrand che consiglio':"Jamais trop de
zèle!"?): una notte mentre lo intervistavo (ché, dati i suoi
vasti impegni altruistici, a Gelsomino IV non resta che un
piccolo-poco di tempo "per sé", solo intorno a mezzanotte, prima
di dormire tre ore scarse, ed è allora il momento dell'intervista, che
pubblico meticolosamente poi ogni giorno), mentre lo facevo
abbondantemente parlare del Bene fatto mi scappo' detto di
accennare all'Inverno In Arrivo e ai poveri alberi di fresca
data e della loro sofferenza.
Subito, sprizzando scintille dagli occhi, il Mio Buon Re mi ha fatto
riunire di corsa e in piena notte il Regio Consiglio di cui,
purtroppo, faccio parte. E dopo brevi e scarne discussioni il
Decreto Reale era subito pronto, che invitava (perentoriamente) tutti
i gioiosi sudditi ad accogliere in casa o "in luogo chiuso, riscaldato
e ventilato" gli alberi fanciulli ed adolescenti (di meno di 10 anni)
durante il duro inverno che qui fa paura perfino alle foche.
Alcuni infelici, ma solerti, per capire l'età delle piante ne segarono
parecchie per poter contare gli anelli annuali, ma il Regio
Chirurgo riusci', operando giorno e notte, a ricucire questi
misfatti. Durante alcune settimane si vide nella città Capitale e
nei villaggi le genti spingere dentro gli immobili degli alberi
piuttosto reticenti, spiegando loro con sorrisi e dolcemente che
quel che si faceva era per il loro Bene. Alcuni riempirono talmente
i loro locali cosi' da essere costretti a dormire dentro i sacchi
a pelo, nell'orto o in giardino. Ma con infinita gioia e nel
buonumore. Perché il Bene è una malattia senza polemica e prende
tutti fino alla stanchezza. Io stesso, pur innervosito, ho accolto
una dozzina di ragazzini legnosi nella mia vasta magione, ma ve li ho
sospinti a calci dopo aver saggiamente celato in un buco in cantina
le mie botticcelle di grappa e di vino e la scorta di tabacco, poiché
gli alberi sono viziosi più di me.
Nel seguito dell'inverno si conobbero giorni infernali.
Perché gli alberi sono viziosi e ignorano il Bene. Viziosi e capricciosi.
Si erano sistemati nei letti migliori e bevevano almeno cento litri di
Bordeaux al giorno e cadauno, si tagliavano di continuo le unghie e
intasavano i lavandini, giocavano a carte con i soldi altrui, guardavano
per ore la televisione fumando erbe drogate, sono lussuriosi e non
rispettano le donne d'altri, esigevano che sul focolare si ardesse solo
carbone (legno "morto")ma questo puzza e le strade furono ingrigite
pure dallo smog... E potrei elencare a lungo e magari a lunghissimo.
Da qualche mese la buona stagione ha portato un certo lenimento a
questa allucinazione: ma il nuovo inverno approssima e io mi sento
fortemente inquieto. Che fanno i Popoli Civili del Resto del Mondo?
Occorre aiutarci. I sudditi di Greenland sono anche Vostri fratelli!
Che si faccia
qualcosa per noi. Qui abbiamo quasi paura.
***
(La traduzione non è certo perfetta ma l'essenziale non vi manca)
Scritto il 27/05/06 alle 14:05 | Permalink | TrackBack (0)
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favole grottesche. (libro primo)
ALBERI DI CASA.
(Messaggio trovato in un bottiglia nel porto di Rouen):
Il nostro buon re Gelsomino IV Gavilotto è un buono, anzi, un
buonissimo: è persona da tagliarsi un braccio (quello di sinistra,
di preferenza...) per offrirlo in pasto ad un affamato incontrato
per strada. E, capace di arrostirlo lui stesso allo spiedo, mentre
discorre del più e del meno con l'infelice viandante in attesa
della perfetta cottura. Ma, di questi estremi, qui non ce n'è
bisogno, nel nostro onesto Reame. Bisogna dirvi che la Bontà
è il valore che meglio è imposto, qui, dalle nostre parti.
Talvolta diventa un regalo quasi obbligatorio: una dolce e
velenosa regola di vita. E' nel carattere della dinastia dei
Gavilotto, a furia di voler fare del Bene non hanno mai
lasciato in pace nessuno, per imporre la Bontà si son dati pure
alle guerre e agli sterminii. Ne so qualcosa, essendo lo Storico
d'Ufficio della Casa Reale e l'unico giornalista sopravvissuto, il solo
che non sia morto di noia. Abbiamo un semplice ma egemone
quotidiano, di 28 pagine, che son costretto a riempire giorno
dopo giorno di propaganda del Bene e della Felicità, per far
sapere che qui non si muore che di gioia e sorridendo stancamente.
Non scrivo che di lieti avvenimenti, non trovo altro da dire.
E, ne sono un po'affaticato...
Ma è stata la faccenda degli alberi che sopratutto ha fatto
traboccare il vaso delle mie sornione certezze. E per cui,
adesso, sono un'anima incrinata, forse pure rotta. E questo
dovrebbe essere un po' chiaro in giro perché il Capo della
Polizia Benefica mi guarda in modo bizzarro, pur se non
osa dirmi qualcosa, perché io sono meglio piazzato di lui
nella Gerarchia. Gelsomino IV dispone di una capacità di
lavoro impressionante. Dalle cinque del mattino si trova già
in giro a compiere il Bene. Siccome ha la bella abitudine di far
dono dei suoi vestiti ai poveri (relativamente, ché
qui nel Reame la vera povertà non esiste...), si ritrova
nudo in mutande almeno dieci volte al giorno e il codazzo
di cortigiani che lo segue con un carretto d'abbigliamenti
deve rimetterlo in sesto come un bambinetto. Quando diede
la Corona ad un vecchio che s'era rotta la dentiera, per
rifarsela, ne scrissi almeno dodici articoli. I bravi e
premurosi sudditi fecero subito una colletta e Gelsomino
IV ne ebbe presto un nuova di zecca, la quale fini' per esser
data e cosi' di seguito. Mi ricordo di almeno un
centinaio di nuovi Regi Copricapi e Scettri in oro e in
argento, o in ottone per non esser di troppo sfarzo. Per
altri versi, Gelsomino IV da' fuori di brutto se viene a
sapere d'una vedova recente (e con orfani...). Scongiura
subito qualcuno, in ginocchio se necessario (lui, Il Re...),
di sposarla (lui non puo', è Il Re...) in modo da procurare
un nuovo padre ai poveri piccini. Io stesso ho dovuto, grigio,
maritarmi a ben 18 vedove ed ho collezionato in questo modo
ben 42 figli pur restando, di costumi, un celibe impenitente.
La sera sul tardi rientrando non ancora stanco dai suoi giri
di beneficenza egli si trascina dietro al castello una scia
di individui vagamente bisognosi a cui prepara una cena
enorme più che abbondante, cucinando lui stesso. Mentre Il
Re si accontenta di qualche crosta di pane e un filino di miele,
con due fogliette d'insalata. MA per gli alberi, almeno, non dovrei
esser io a
lamentarmi: poiché l'idea fu, involutamente, mia... (Non era
forse il vostro Talleyrand che consiglio':"Jamais trop de
zèle!"?): una notte mentre lo intervistavo (ché, dati i suoi
vasti impegni altruistici, a Gelsomino IV non resta che un
piccolo-poco di tempo "per sé", solo intorno a mezzanotte, prima
di dormire tre ore scarse, ed è allora il momento dell'intervista, che
pubblico meticolosamente poi ogni giorno), mentre lo facevo
abbondantemente parlare del Bene fatto mi scappo' detto di
accennare all'Inverno In Arrivo e ai poveri alberi di fresca
data e della loro sofferenza.
Subito, sprizzando scintille dagli occhi, il Mio Buon Re mi ha fatto
riunire di corsa e in piena notte il Regio Consiglio di cui,
purtroppo, faccio parte. E dopo brevi e scarne discussioni il
Decreto Reale era subito pronto, che invitava (perentoriamente) tutti
i gioiosi sudditi ad accogliere in casa o "in luogo chiuso, riscaldato
e ventilato" gli alberi fanciulli ed adolescenti (di meno di 10 anni)
durante il duro inverno che qui fa paura perfino alle foche.
Alcuni infelici, ma solerti, per capire l'età delle piante ne segarono
parecchie per poter contare gli anelli annuali, ma il Regio
Chirurgo riusci', operando giorno e notte, a ricucire questi
misfatti. Durante alcune settimane si vide nella città Capitale e
nei villaggi le genti spingere dentro gli immobili degli alberi
piuttosto reticenti, spiegando loro con sorrisi e dolcemente che
quel che si faceva era per il loro Bene. Alcuni riempirono talmente
i loro locali cosi' da essere costretti a dormire dentro i sacchi
a pelo, nell'orto o in giardino. Ma con infinita gioia e nel
buonumore. Perché il Bene è una malattia senza polemica e prende
tutti fino alla stanchezza. Io stesso, pur innervosito, ho accolto
una dozzina di ragazzini legnosi nella mia vasta magione, ma ve li ho
sospinti a calci dopo aver saggiamente celato in un buco in cantina
le mie botticcelle di grappa e di vino e la scorta di tabacco, poiché
gli alberi sono viziosi più di me.
Nel seguito dell'inverno si conobbero giorni infernali.
Perché gli alberi sono viziosi e ignorano il Bene. Viziosi e capricciosi.
Si erano sistemati nei letti migliori e bevevano almeno cento litri di
Bordeaux al giorno e cadauno, si tagliavano di continuo le unghie e
intasavano i lavandini, giocavano a carte con i soldi altrui, guardavano
per ore la televisione fumando erbe drogate, sono lussuriosi e non
rispettano le donne d'altri, esigevano che sul focolare si ardesse solo
carbone (legno "morto")ma questo puzza e le strade furono ingrigite
pure dallo smog... E potrei elencare a lungo e magari a lunghissimo.
Da qualche mese la buona stagione ha portato un certo lenimento a
questa allucinazione: ma il nuovo inverno approssima e io mi sento
fortemente inquieto. Che fanno i Popoli Civili del Resto del Mondo?
Occorre aiutarci. I sudditi di Greenland sono anche Vostri fratelli!
Che si faccia
qualcosa per noi. Qui abbiamo quasi paura.
***
(La traduzione non è certo perfetta ma l'essenziale non vi manca)