POMERIGGIO E SERA CON I PESCI PER ARIA
***
(9B)*** le farfalle di fronte all'angoscia ***
La stradina aveva due strisce incavate, due solchi quasi, creati dai carri
e dalle automobili al loro passaggio. E in mezzo e sui bordi v'era l'erba
selvatica, del «plantain» dalle foglie larghe che piace ai conigli, dei
denti-di-leone sparsi, coi fiori gialli. E il buon odore delle felci.
Si fermo' vedendo una sfilata cespugliosa di rovi sopra l'argine, perchè
erano colmi di more. Adagiato di fianco il motorino
sulla sponda erbosa, ne
mangio in abbondanza, di gonfie, turgide e succose, macchiandosi
infantilmente le dita e le labbra, ingorda. Si sentiva un poco stanca, il
sedere e i fianchi le facevano male, a causa della sella e dei sassi.
Passo' un camioncino scoperto dietro. Erano dei cacciatori, due nella
cabina e tre aggrappati dalla parte del carico, allegri, in piedi,
passandosi una bottiglia, gli schioppi in spalla.
Il carico era composto di
pesci, grossi e sanguinanti. Tratti giù dal cielo,
a mezzo d'arma da fuoco.
Andrilla gesticolo' per indicar loro il motorino, ma questo era fuori
tiro, appoggiato all'argine. Non era necessario che facessero attenzione.
Uno d'essi le grido' qualcosa che lei non comprese,
sulla terra ancora umida
le ruote non sollevavano la solita polvere.
Erano contenti e strani. Ne aveva colto il tono scherzoso e ridanciano, da
soddisfatti di sè. Riportavano forse quattro quintali di prede. Li
immaginava allorchè sarebbero rientrati alle case:
donne, fanciulli e vecchi
tutti a precipitarsi fuori ad ammirare vocianti nell'interminabile
raccontare dei cacciatori: solo che non si
trattava più di folaghe, pernici
o starne, di lepri, germani reali, «colombassis»,
«fasans», «gialinassis» o beccacce...
Si chiese improvvisamente cosa avrebbe trovato
per cena al «Podere La Rossa».
Degli ortaggi, sperava. Ma il cibo non le veniva in mente che per sottili
ragioni ironiche. Le pesava lo stomaco zeppo di more che aveva ingurgitate
bramosamente e senza regola, tanto che rimonto' in sella con un leggero
cenno di singhiozzo. Come un bebè beato dopo
la tetta. «Un bello spavento mi
rimetterebbe in sesto.Hic.»
Raggiunse solo una frotta di pesci strabiliantii: giallastri, a strisce e
chiazze scure, con lunghissime pinne mobili e flessuose uguali a delle
piume. E gli occhi enormi, languidi. Sporgenti. Andavano sul lato sinistro
della strada nella sua medesima direzione e
allorchè lei pervenne alla loro
altezza quelli si dispersero spaventati ma si ricomposero subito e il loro
capogruppo li condusse ancora sulla medesima linea ma tenendoli un po' più
discosti dal certo temibile motorino. Per questo Andrilla aveva rallentato
da personcina ben educata, ma anche per curiosarli e cosi' fecero qualche
centinaio di metri fianco a fianco osservandosi mutualmente. Erano davvero
buffi, i pesci, rimarchevolmente differenti dagli uccelli per le loro
attitudini. Gli uccelli coabitano con noi ma in un universo zoologico
parallelo, mancano nei nostri confronti dello
sguardo paziente e indagatore
che hanno i gatti, per esempio. Andrilla trovava che i pesci fossero una
specie di sfollati ben particolare e curiosi
di questo mondo in cui qualche
arcano ostracismo dei mari li aveva respinti.
Essi infine schizzarono via veloci, avendo cambiato idea e itinerario d¹un
tratto. Sul colpo di coda d¹un capriccio o d¹una considerazione astrusa.
Si trovo' in un punto in cui gli alberi divenivano più numerosi e
s'ingruppavano quasi in boschetti, sparsi qua e là. I campi lasciavano più
spazio ai resti paludosi. Nell'aria si effondeva pigro l'incrocio che
avveniva in quei luoghi fra le acque dolci e quelle marine, e s'aggiungeva
un sentore di putrido, di fango, di radici
in decomposizione, di canne umide
e ammuffite. Coglieva la traccia umida della bassa marea.
E la vaga esalazione di pesce, il «frischin» come dicono efficacemente i
friulani, riferendosi pure cosi' alla ambigua
fragranza del sesso femminile.
Fra le frasche d'un leccio solitario aveva per caso scoperto una gran
quantità di pesci, lo sguardo le era scivolato in quella direzione, per
niente, ma forse attirato. Avvenne dopo che era passata davanti ad un
casolare con sul cortile la gente del posto in tratto di discutere
animatamente e agitandosi, come se fosse successo qualcosa di grave.
L'incuriosiva questa truppa ittica fitta fra le foglie che le ricordava
certe cestone colme di pesci freschi e vivi sguscianti viste al mercato di
Marano Lagunare. E si fermo' di nuovo allora,
s'avvicino' al leccio maestoso
riparandosi dietro cespugli e tronchi per cercar di passare inosservata.
Cercava di scovare una spiegazione qualsiasi a quello straordinario
affollamento. Non le veniva niente in testa. I suoi movimenti incerti da
spioncella non erano certo sfuggiti ai pesci e
si senti ridicola e dunque si
pose allo scoperto e li studiava da una ventina di metri distante.
Pur se non dello stesso genere erano tutti li' insieme, come se i rami
avessero generato un nuovo tipo di foglie. Alcuni avevano iniziato a
guardarla apertamente. Curiosi.
Rimase immobile, per non spaventarli e costringerli a fuggire. Ma se ne
sarebbero davvero andati? Erano davvero tanti, e non sembravano spauriti...
Resto' cosi' una decina di minuti, volendo ricercare
un nesso plausibile
fra quell¹assurdita in brulicante grappolo e
il proprio acuto interesse per
essa. Poi si stanco', delusa, e riattraverso' -dritta verso il motorino-
un campo di erba medica ancora umida.
Nel che si avvide, con improvviso spavento, che tre grandi pesci le
facevano la ronda sopra, volteggiando in circolo intorno a lei e non potè
non fare l'analogia con le figure in tondo che inscena una poiana prima di
piombare a sasso sulla vittima designata,
ed anche il falchetto. E penetro'
cosi' in una dimensione di paura fin là sconosciuta. Come davanti a un
cagnaccio importuno, la ragazza prese un atteggiamento di indifferenza, da
padronanza di sè, rallento' il passo. Respiro' a fondo, per ossigenarsi
accuratamente la circolazione. Ma i suoi occhi, sbirciando di sbieco, non
perdevano di vista un solo istante le tre creature
che s'occupavano di lei.
Uno dei pesci usci dal cerchio e volo' lentamente venendole di fronte.
Andrilla noto' con stupefazione la sua sicurezza
quasi tracotante, ma forse
non era dovuto al proprio modo alterato di vedere?
Voleva quasi compiere un
gesto brusco per minacciarlo, perchè si allontanasse. Ed intui' che, con
ogni probabilità, non sarebbe servito a niente.
Qualcosa accadeva, certo...Continuo' a fingersi presa dai fatti suoi, ma
accelero' progressivamente la sua camminata, intanto che il cuore
rispondeva
alle sue preoccupazioni acerbe aumentando l'intensità del ritmo.
Il pesce, giuntole a qualche metro davanti, le sguscio' di lato con un
movimento snello; aveva occhi languidi, inespressivi, vuoti: era massiccio,
senza proprio esprimere minaccia. Pareva triste. Lei non ce la faceva a
capire dove tutto cio' potesse portarla e s'interrogava sul da farsi.
Volevano forse comunicare? Magari cercavano di farle capire qualcosa...
Urlavano messaggi nel loro silenzio?
(segue...
(9C) *** le farfalle di fronte all'angoscia ***
Inforco' rassicurata il motorino e riparti', sentendosi meglio. E
accelero' a fondo. Si giro' per salutare lesta, con una mano,
i tre che la seguivano ad una certa distanza. Gli amici?