POMERIGGIO E SERA CON I PESCI PER ARIA
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(9A)*** le farfalle di fronte all'angoscia ***
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Il motorino di Andrilla era un «Guzzino».
Piuttosto una bicicletta a vedersi di primo acchito, con i tubi un po' più
grossi, più solida, con il meccanismo propulsore ingegnoso e minuscolo
applicato sopra la ruota posteriore su cui un rullo di alluminio trasmetteva
il movimento direttamente sulla gomma. E faceva i suoi buoni trenta orari,
con un consumo insignificante di benzina , miscellata al tre per cento
d'olio. Talvolta, nella buona stagione, lo usava magari per andare fino a
scuola, a Udine, e il padre si crucciava, l'ammoniva, cercava di farla
desistere, non brandeggiando i rischi della strada quanto un semplice: «Ma
ti stanchi!» che ad Andrilla non significava molto, lei che si divertiva e
amava il suo motorino perchè la rendeva leggera quanto una farfalla a
cavalcioni d'un grosso insetto. E il brontolio fievole che ronzava fuori
dal tubicino di scappamento ricordava facilmente più un calabrone che un
mezzo meccanico.
Non le mancava molto per essere arrivata, non più di qualche chilometro.
Sulle stradine della bonifica, la ghiaia stesa da poco non s'era ancora
affossata, in certi tratti erano iniziati i lavori d'asfaltatura e duravano,
cosi' aveva dovuto condurre il suo fragile mezzo prestando attenzione a
tante cose rischiose, cercando di mantenersi sui bordi, su quello di destra
soprattutto, il più frequentato, il più agevole. E senza poter guardare al
passaggio con calma i luoghi che attraversava.
A parte sguardi momentanei e fugaci.
Più s'inoltrava verso il mare, più coglieva l'opera vasta della bonifica
che aveva ridotto le zone palustru dentro i canali e i lagoncelli in cui la
canna di palude (la «cianiela»), lo sparto e le giuncaie si dividevano
l'impero. I terreni erano stati appezzati con cura, artificialmente, a
tavolino e si vedeva, ed esprimevano una sensazione di vastità, con radi
alberi, sulla pianura. E man mano che avanzava scorgeva altresi' i guasti
crescenti provocati dalla recente violenta intemperie, soprattutto il
fogliame del mais e delle vigne sbrandellato, le colture a tratti stese dal
vento, pozzanghere sulla strada che la costringevano a rallentare ancor più.
Le fiorescenze della «cianiela» si gonfiavano in piena maturazione e
presto sarebbero sfiorite e rese inutilizzabili. Le pannocchie morbide e
flessuose servivano per far scope e scopetti. I friulani le chiamavano
«scovetis» e i caorlotti, invece, «penei». Un mese prima ne aveva raccolto
un bel carico, insieme al fratello, usciti sul Canalon con una barca presa
in prestito.
Il sole calante brillava dilatandosi in una dolcezza sconosciuta nelle
ultime afose settimane. Tinte calde si striavano piacevoli a ponente.
Gli usuali, i classici volatili vagavano pacifici sul filo di brezze
deboli che appena riuscivano a far stormire le chiome dei platani e pure i
nuovi venuti -con tanto di squame e pinne e branchie-, dalle belle forme ma
goffe per l'aerodinamica, girellavano senza scopo evidente, come se fossero
la cosa più normale del mondo.
Ripensava in un risolino ad un fatterello occorsole a mezza strada, ne
avrebbe parlato come di un avvenimento ai suoi, si vedeva già a gesticolare
nervosa e ancora risentita. Ma su un fondo di gaiezza, perchè si aveva a che
fare con una buffa vicenduola. Mentre passava di fianco ad una fitta siepe
di rovi e ginepri, nei pressi d'una casa colonica, attraverso gli occhialoni
da sole aveva intravisto un portafoglio sulla ghiaia.
S'era fermata un po' più avanti, lasciato il motorino appoggiato ad un
tronco, era ritornata indietro dicendosi: «E' sicuramente vuoto!»
Mentre si chinava per raccattarlo se lo vide andar via, strusciante sulle
pietre, sussulto' stupita, ma subito comprese. Una decina di ragazzotti
sgusciarono fuori dal loro nascondiglio sghignazzando e celiandola.
Semplice. Il portafoglio era attaccato ad un sottile filo di nailon celato
sotto il pietrisco. Con tali scherzi «idioti» gli scavezzacolli arredavano
al meglio un pomeriggio vuoto di sabato, e lei c'era cascata da bestia.
Conosceva la solfa. Ed essi ci prendevano vaccamente gusto, si divertivano
davvero con poco, per un momento rise anche lei, agramente, ma andandosene
non manco' di mollar una pedata all'oggetto servito per la beffa. Non sapeva
se per rivalsa o disprezzo. I due...
Adesso, il viottolo di terra battuta scorreva lungo un arginello, già in
Brussa e prossimo ai Motarons. Poteva aumentare un po' la velocità.
Sentiva la grande calma intorno. Nel meriggio smorente, il variegarsi dei
toni, l'incrocio quieto e coerente di smeraldi campestri e i rosa nel cielo
con nervature violette nel vasto ceruleo, il tutto ben compenetrato, una
tinta che si fondeva nell'altra, che diveniva un tutto omogeneo che
esprimeva visibile la propria anima, e certo una musica profonda muoveva con
forza delicata dall'interiore, delineando le forme evidenti delle cose e
l'enormità di sfumature che si amalgamavano da moltitudine in una unità.
Che una silenziosa trama musicale e divina animasse governandolo
quell'insieme, come un Burattinaio Sublime dal miliardo di fili invisibili e
ben temperati, perfettamente accordati, questo le pareva cosi' vero quanto
il rumorino lezioso che si lasciava concretamente dietro la sua bicicletta a
motore.
Anche se lei, pari a suo padre, non credeva sinceramente al «Dio» banale
delle religioni l'essenza divina la coglieva, sentiva l'impatto di questa
presenza indefinibile, al di là delle migliori parole. Le religioni, per
forza di cose, non potevano che ridurre una simile totale sinfonia ad una
comprensibile canzonetta. Volgarizzando l'indicibile con ogni sorta di riti,
e in questi la verità dei fiori che diventa una frittata di uova e di cime
di colza.
Ragionava ancora una volta su questo, in quanto il momento si prestava e
in più la sollecitava, ci ragionava per lembi, manovrando all'interno delle
proprie impressioni. Cavandone un senso ulteriore.
«La creazione è d'una tale segretezza alchimistica che nessuna estetica
potrà davvero -presuntuosamente- presumere di darne le intime regole e
stabilirne le forme.»
Dove aveva letto questo? Forse da nessuna parte...
«Se, di giorno in giorno, la percezione cieca ma acuta -sovrumana- degli
strumenti telescopici, riesce a spingersi sempre più in là nell'universo a
scoprire di continuo nuove galassie, una piccola galassia dietro l'altra,
«piccole galassie» da dieci miliardi di stelle, magari di stelle-solari con
un sistema planetario... come non stupirsi a proposito dei facitori di dei,
che son tutti categorici, quando io stessa adesso non riesco ad afferrare
veramente l'essenza stessa di questo breve paesaggio che qui e ora mi
circonda, e di me stessa dentro questo?» C.V.D...
Andrilla sospiro' a fondo e sorrise. Fra sè e sè.
(SEGUE...)