FAVOLE GROTTESCHE, libro secondo.
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TRECENTOTRENTATRE'[333] aveva sete...(2)
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(...)In quel mentre -proprio- giungeva la carovana di una sposa strombettando di gaiezza. Giusto l'auto di questa, prima
"purtroppo", pur in piena frenata schiaccio' il formichiere cosi'
orribilmente ch'era tremendo da vedersi. Le altre macchine che
la seguivano le si incastrarono sul retro, una dopo l'altra.
Uno sfacelo. La sposa, una martora tutta di bianco vestita, sorse
urlando come pazza schizzando dal finestrino, tendendo le virginali braccia al Cielo e per chiedergli: "S'era proprio il
caso di "regalarle" un si'aspro disastro PROPRIO nel suo più
bel giorno di donna!" MA gli dei sono distratti, E considerano
poco queste pochezze umane, sopratutto nei giorni in cui bevono
troppo d'ambrosia, il Whiskey a 180° o a 360°. (Per altro, nessuno
ignora che farsi calpestare violentemente da una vettura da
sposa PORTA DISGRAZIA.)
Intanto, il René si batteva mica male, gli avversari gli rompevano
sedia dopo sedia in sul dosso MA egli restava intatto, e fiero
d'aver ragione. I suoi quattro bottiglioni, che maneggiava
solerte, eran diventati resti di bottiglia assai taglienti e il
sangue colava a fiotti nelle vicinanze e intorno a lui. L'orso
patron beffardo continuava a sparare, cartuccia dopo cartuccia,
mirando in alto, poiché aveva paura dell"ergastolo, e
schioppettava con astuzia, con "il senno del poi" usato prima.
Fuori, irritati dal gridolinare della sposa e martora ancora
vergine, 24 buoi da bistecca che attraversavano la piazza per
recarsi al Macello Comunale dove erano convocati, "presero
ombra" e impazzirono incurabilmente. Mentre tutti li' in giro
correvano -come formiche che han perso il Nord- in ogni senso,
essi aggiunsero confusione alle confusioni: Quintali Carnosi
di Forza Scatenata galoppavano goffamente, come fanno i bovini
innervositi e se "dan' fuor' di brutto", schiacciando vecchie e
bambini, spaccando arti e pance con i loro zoccoli paurosi.
Il sagrestano allora, individuando i paradigmi catastrofici, si
mise a suonare grezzamente le campane a stormo, ma caoticamente,
da cuoco improvvisato, visto che non trovava il campanaro di
mestiere a portata di mano. Questa confusione enorme pose in
stato d'allarme 0-1 la vicina base N.A.T.O. da dove -subito-
nella convinzione d'un attacco russo- partirono missili
in gran quantità -"purtroppo" programmati per distruggere
l'Iran (il CHE già non è malaccio, poiché gli iraniani son
popolo malsano, MA, i russi -ancora una volta...- se la cavano
per il rotto della cuffia, con il loro CULO pazzesco...).
Intanto, il René si batteva mica male, E si permetteva pure di
cantare a squarciagola il proprio Inno "Nazionale", da apatride,
E in modo impeccabile pur se un po' spezzato in certi punti:
"333 trentini trottavano trottando andando a Trento tutti e
333 tritando trigonella e triglie trinciando." MA cominciava
pure a sentirsi un po' stanchetto... "ED ECCO!", che proprio in
quel mentre 4 buoi bovini da macello scatenati irrompono dentro
il baretto -non si sa se per bere una grappa o se per caso...-
e compiono una vera strage! Allora, analizzando correttamente
la situazione il nostro amico scelse la Linea Giusta di Partito:
nel gran bordello sanguinolento egli prese la fuga per la porta
del retro, che dava sul cortiletto e versi i campi e la boscaglia,
NON SENZA aver lanciato un calcio formidabile sulla figa in mezzo
alle gambe dell'orsa moglie del patron che tentava, nella sua poca intelligenza, di sbarrargli la sortita...
René trecentotrentatré(333), che aveva SOPRATUTTO conservato
i propri occhiali a LORO posto (fatto insigne), dopo un bel
correre, si ritrovo' con il cuore scosso ma calmantesi fuori
dal paese in tumulto e "per caso" giusto davanti una
fontanella campestre dove poté dissettarsi e lavarsi il sangue,
suo e di altri, che gli si coagulava indosso.
E si sedette sotto un albero amico, per analizzare, ancora,
correttamente la situazione, mentre intorno l'aria era
impregnata d'un forte olezzo di fiori di piante di sambuco che
vegetavano in abbondanza nei pressi. Gli risulto' che, intanto,
aveva perso un biglietto di soldi, restato in mano dell'orso
barista. Ma che -tuttavia- la pelle era salva -tranne poche
decine di piccole ferite- e che -in fondo- e ancora una volta-
non se l'era cavata malaccio...
MA, vedi tu i casi della vita:
Una gazza ladra aveva rubato la pisside del prete sull'altare.
Era una specie di SACRE' GRAAL d'argento falso ed ottone
di circa 842 grammi, quasi un chilo. La gazza, che si chiamava
SANTA-MARIA-degli-SPIRITI-SANTI-del-DODICESIMO-VERSETTO/comma33,
era presa dai dubbi. Forse l'oggetto che teneva fra le grinfie
non era proprio quel CHE GLI CI VOLEVA: la sua fibra cattolica
le vibrava male dietro il suo becco e entro le orecchie. S'aggiunga un po' di susperstizione. D'un tratto, la gazza
SANTA-MARIA si sbarazzo' della pisside rubata e la lascio'
cadere dal ramo dove si trovava, come se fosse UN PECCATO
MORTALE. Poiché l'uomo non è di legno, avvertendo un
brusio tra le frasche sopra di lui René levo il muso, curioso.
La pisside gli scasso' secco gli amati occhiali e gli frantumo'
il cranio e l'ossame facciale. In tre decimi di secondo
René Trecentotrentatré (333) era morto.