FAVOLE GROTTESCHE, libro secondo.
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TRECENTOTRENTATRE'[333] aveva sete...
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"C'est ici la sagesse, que celui qui a de l'intelligence calcule
le nombre de la Bête. CAR c'est un nombre d'homme, et son nombre
est SIX CENT SOIXANTE-SIX [666]."
(Apocalypse de Jean)
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Alle tristezze del DESTINO non si sfugge, E neppure si puo'
giocare a scacchi con LA VECCHIA DELLA MORTE, se questa non sta
al gioco e vuol farti una sorpresa lancinante ed attende L'ORA
GIUSTA, sbirciando malefica nascosta dietro l'angolo.
Si chiamava René TRECENTOTRENTATRE'[333] ed era un animale
che preferisco non nominare. Una bestia...
In quanto bestia era abbastanza rara , ma non esotica, E alquanto
strana e magari inquietante, ED è per questo che mi pare meglio
non dilungarci sulle sue qualità, forma, apparenza, sostanza
e descrizione, evitando di definirla se non restando nel
vago più banale. Ma si trattava di una brava persona, in fondo.
Quel che infastidiva in lui erano sopratutto i suoi occhialoni
scuri, perché soffriva della sua vista TROPPO ACUTA e doveva
proteggerla, diceva per scusarsi. Ma certuni insinuavano che
i suoi occhi fossero terrificanti di malvagità e incutessero
malessere e quasi terrore agli altri, o pure che i suoi
occhi non sapessero ridere e sprizzassero un odio gelido e
spaventevole. Ma si trattava probabilmente di dicerie, per
il gusto della maldicenza che cova come serpe in tana, dentro
i recessi tenebrosi delle genti. Certo è che i suoi
occhialacci impenetrabili gli avevano creato intorno una
forte curiosità, ché cosi' son fatte le persone.
QUEL GIORNO, avendo sete, entro' in un baretto dove già
aveva avuto qualche contrasto, la fontana comunale si
trovava lontanetta e il chiosco del gelataio, sulla piazza
piena di sole e di ragazzini in gioco e timide ma strillanti
fanciulle, non vendeva vino e acqua neppure.
Entro' -dunque- in quanto non aveva scelta e non per cercar
rogne, questo è vero. Non era un villano provocatore,
questo no. MA un gelo d'ostilità lo accolse dentro, e le
chiacchiere e le bestemmie cessarono dei giocatori, mentre
il patron s'irrigidiva beffardo dietro il bancone, come per
dirgli: "E CHE volete ANCORA?!"
Egli chiese dolcemente -come usava- mezzo litro di vino di
colore, mezzo litro d'acqua di fonte, un bicchierone di
birra, un grappino e tre cubetti di ghiaccio e porse un
biglietto subito all'esercente, per farsi ben vedere.
Come era suo obbligo -stando alle vigenti leggi-, il patron
non si rifiuto' di servirlo e questo compiuto, prese il
biglietto con le grinfie e si mise a studiarlo.
Mentre il René consumava pacifico e ben contento perché
proprio aveva una bella sete, il patron non smetteva di
osservare il biglietto e chiamo' un cliente pure per
mostrarglielo, bisbigliando un po' in disparte.
Al nostro amico non erano sfuggiti tutti questi maneggi
inconsueti, ma era uomo di mondo e in più convinto che
la follia fosse generale o quasi e che poco si dovesse
star dietro ai pazzi e dar loro corda. E, avendo presto
svuotato i vetrosi recipienti, chiese ancora un litro
d'acqua e mezzo di vino e tre bicchierini di Rhum.
ALLORA l'orso s'insorse, sventolando il biglietto, E si
mise a strillare che: "Questo è fasullo, mio caro
"signore"! Ne avete uno buono PER PAGARE?"
Subentro' un glaciale silenzio mentre le corde del violino
si tendevano quasi a spezzarsi.
Il 333 sapeva benissimo che l'orso mentiva spudoratamente,
apposta per far merdaio, in quanto egli aveva ritirato quei
soldi il mattino stesso all'Ufficio Postale Locale: la
sua mamma gli inviava il denaro -quasi tutto!- della sua
pensione di vecchiaia ogni mese, per convincerlo con esso
desso fringuello di banconote intassate ad emigrare in
Argentina e farVI fortuna e proprietà immobiliari, E
LA POSTA, come si sa, non scherza su queste cose, E
smercia solo biglietti VERI. Freschi di fabbrica.
"Se è falso chiamate DUNQUE il gendarme, che poi vediamo!"
disse il René "...ma intanto: datemi da bere, vossignore,
che tengo ancora sete." Ed era sincero.
MA, EVIDENTEMENTE, il barista ("vecchia volpe" rincitrullita
e in MALAFEDE) non vedeva le cose da quel lato e bofonchio':
"O avete un altro biglietto O questa cosa la regoliamo qui,
da uomini con due palle. Altro che gendarmi!..."
TRECENTOTRENTATRE' aveva sete...e nessuna voglia di litigare
-SI NOTI BENE QUESTO APPUNTO A SUO FAVORE- e neppure
voleva mostrare gli altri biglietti per non invogliare
qualche manigoldo presente fra i presenti a derubarlo-
tanto più che immaginava l'inutilità d'un tale atto
dimostrativo: l'uomo era intelligente e ne aveva viste d'altre.
"Fornitemi le bevande richieste, vossignore,pagatevi,
restituitemi IL RESTO e PACE a voi e: figli maschi, tanti ma
non troppi, caro signore." disse tranquillo il René.
Parve il "VIA!" ad ogni sorta d'incidenti:un avventore
gli si era approssimato giusto dietro, una faina, e senza
nulla dire gli fracasso' una sedia sul gobbo. Egli non si
scompose troppo, si giro'rifilando un manrovescio alla
faine che rotolo' contro un tavolo, rompendosi la schiena
quasi. L'orso, intanto, aveva staccato il fucile dalla
rastrelliera e incominciava a sparare a casaccio, sul soffitto
e contro i muri, avendo l'intelligenza di non ammazzare
qualcuno, per non pagar poi con multa o la prigione. Altri
clienti attaccarono con dei coltelli puntuti il nostro,
uno scimmione a mani nude colle sue lunghe braccia
snodabili-muscolose cercava sopratutto di staccargli o anche
di rompergli gli occhiali per vedere GLI OCCHI, quel che
sicuramente era negli intenti di tutti gli assalitori.
Ecco a cosa porta la morbosa curiosità. Solerte era
più che altri un tricheco nerboruto che tentava, il vizioso,
di piantargli le zanne sulla spalla destra, ignorando
ch'egli era mancino. Il tricheco era imbriago, e poco
efficace -come tutti-, ma agiva alle spalle, e qualche
danno gli riusciva d'infierire,per questo. E, feroce
contro lui pur vi era uno scorpione rosso, scodato e senza
veleno, ma anche se il suo peso si misurava in grammi
e meno d'un etto, era abbastanza felice nelle sue micidiali
sortire, lavorandogli il tallone d'achille e sopra il
piede. Certo del suo diritto il René si batteva, e si
batteva bene, badando a non perdere gli occhiali, e
aveva afferrato colle sue quattro mani altrettanti
bottiglioni vuoti arraffati sul bancone e menava tuonate
vetrose in giro. Giunse, allordunque, strillando come
pazza, dal retro, l'orsa del patron roteando un
mattarello di cucina MA, poco esperta, colpi' in
faccia per sbaglio un vecchio formichiere fracassandogli
la bocca e tutti i denti. Il vecchio, sanguinante, reso
folle dal dolore e dalla rabbia nel vedere tutta la
sua dentiera in frantumi a terra, corse fuori della
porta d'entrata lanciando urla disumane.
In quel mentre -proprio- giungeva la carovana di una
sposa strombettando di gaiezza.
(segue)