UN DIALOGO PAZZESCO.
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Favole grottesche-libro secondo.
UN DIALOGO PAZZESCO.
"Ognuno ha il SUO feticcio, stella mia, mi credi?"
"La sgarzuola..."disse Antiféo, ch'era perfessore di perfumeria ma
lupo della Sila di religione -pur se aveva trascorso gran parte
della sua esistenza "all'estero", sulla foce del sacro fiume
Tagliamento.
"LA RAGAZZUOLA, la fanciulla, la ragazza, la bambinotta, la
signorina..."preciso' paziente, nel suo strabiliante accento
da straniera euro-orientale, la dottoressa Eldemira-Ludmilla,
oca grigia venuta dalla nordica/patagonica Rutenia, attirata
dalle azzurre-verderame acque del mare Adriatico e dai bei
guadagni -e che aveva il suo laboratorio chimico-medicamentoso
in quei luoghi strani, mitici e perfino inesistenti.
"LA SGARZUOLA, la pupattola, la slicchignina m'ha lasciato
questo "bel ricordo", questo pessimo "souvenir", ecco..."
insisteva comunque il lupo che non amava chiamare "la cosa" col
suo nome e dire S.M.T. o malattia venerea neppure, ch'era -il
lupo- bell'uomo a prima vista, ma in quel momento un pochettin
perplesso e dall'aria stanca, dai tratti del viso tirati.
Era un bel giorno di sole come succede spesso da quelle parti
-fatto di cui nessuno si lamenta, che si sappia...-: un'allodola,
mantenendosi prudente fuori dal tiro delle schioppe, girava là
in alto cantando le sue storie meste e insulse per chi volesse
ben ascoltarle. Quasi nessuno. Ma i nostri due specialisti, in
chiacchiere la seguivano con solluchero dalla veranda del
laboratorio, mentre la pinguina disperata volava frenetica,
restando sempre sul posto, surplace, là sopra e si sollazzava
nell'esternare le sue segrete angosce. Tristi come un'allodola,
le angosce.
La dottoressa amava far passare la visita sulla veranda tutta in
vetrata ai suoi clienti rinomati, bevendo un buon bianchetto
mica male e parlando, a seconda, di questo o di quello. Fuori,
oltre i vetri chiarissimi, alberi barocchi d'ogni sorta
infestavano i bordi del fiume. Era un settembre, sul finire.
Il lupo, seduto, aveva il suo cazzone steso su un panno bianco,
sopra uno sgabello. Aspettava che la pomata agisca.
L'oca in piedi girava in giro nel suo bel camice bianchissimo
perfettamente finnico e con una zampa in una tasca e il gotto
nell'altra mano. Il bianco era ottimo e subito batteva in testa,
benzina da 189.47 ottani, essenza d'uva di sabbia secca,
in bicchieroni solidi ed alti col culo vetroso massiccio, vero
zoccolo voluminoso. Ma il cazzo non era bello da vedersi.
"Pene (1) d'amor son scarso guaio." Dichiaro' la dottoressa
con lo sguardo assente. Ed ci mise dietro lesta: "Piccola malattia
vergognosa vista dal ciel è poca cosa..." MA, AGGIUNSE ilare!:
"L'frissuta d'l'spissinuta a vi a lassat n'robuta
sporcaciuta, ka mi pardoni 'l SPORCHEZ...!"(1*)E rise contenta.
ROSSO DI SERA(1bis) buon tempo si spera!" intervenne presto il lupo,
il quale in quanto a proverbi non voleva essere secondo a nessuno.
"Al contadino non far sapere quanto è buono il cazzo con le pere."
ribatté pronta la bella rutena sfoderando un vasto sorriso coi
suoi dentoni da cavalla. Le oche rutene e dal crine rossiccio
son ben conosciute per la loro immensa sensualità. Donne
cosi' non le si trova troppo spesso in giro.
Ma il lupo aveva il cervello ad altro. Ed il sesso pure.
(segue...)
(1)PENE: peines MAIS aussi PINE, PENIS, en italien-owsky, bite
de POINT à ne pas oublier comme-si-de-mine-de-RIEN....
(1*)INTRADUCIBILE, chiaramente intraducibile. Tuttavia, per non
parer arroganti, si puo' fornire una manciata di sale:
FRISSUTA da FRICE:cicciola, cicciolina, petit bout de gras,
ma IN QUESTO CASO specifico:FIGA, frissuta-fighina-figuta.IN
quanto LE QUATTORDICENNI non hanno la vulva come il tunnel
del Monte Bianco, evidentemente....Spissinuta: little puella,
fanciullina goduriosa, fillette mica male...BEAU PETIT CUL.
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LA CODA DI PAGLIA.
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Favole grottesche (libro secondo)
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LA CODA DI PAGLIA.
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SE li si lascia galoppare senza redini, i cavalli
della DISTRAZIONE possono trascinare la diligenza
dentro il fosso, nei pressi del cimitero...
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"L' Bisina d'la Bilita tal Blanc d'la Blava."(1)
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Era un bel giorno d'autunno come non se fanno più, ma sottilmente
mesto, con le preziose foglie che ingiallivano a vista d'occhio,
con nel cielo un sole un pochettin stanchetto, il quale disseminava
colori all'olio dalle tinteggiature decadenti ma tiepide.
Le ombre si stiravano già lunghe nei pressi di novembre e
questo segnava per terra e sulle erbe fangose un'incontrovertibile
poesia. Era un bel pomeriggio, sul suo mezzo.
Era il momento che aveva scelto Bilardin Beppo per svuotare i
propri intestini, nel suo gabinetto in fondo all'orto.
Spintovi pure un poco dalla necessità impellente, più che dal
libero arbitrio. Senza parlar del fatto che defecare è un piacere
che non si puo' lasciare ad altri - e che richiede una sua, sia
pur semplice, organizzazione. Ma le cose volsero presto nello
stupore più stupefacente che si sappia. Il Beppo Bilardin era
una bilita(1) (come vedrete: -POI-: adesso non
è più, dato che DOMANI è spesso più lontano di IERI...), UN bilito
anzi, poiché era di sesso maschiotto pur se non prepotente.
In margine al giardino ortolano [fiori&ortaggi] egli aveva messo
in piedi un cesso mica male, pulito e illuminato bene, col seggiolotto
con foro in legno di quercia dove posare il sedere e compiere
dovutamente i propri bisogni. Per far bene e pure meglio le cose,
essolui aveva sistemato vasetti di fiori olezzanti dentro lo
stretto sgabuzzino e una scatolona piena di vecchi giornali da
leggere cagando. E s'era messo, dunque, a scorrere con calma gli
articoli d'una pubblicazione, fumando in pace la sua pipa e con
gusto, intanto che l'ano, da parte sua, compiva tranquillo il
proprio dovere. Il Bilardin era tutto preso da un'inchiesta -egli
adorava leggere queste cose, se bene fatte...-: si trattava d'un
lavorone del prezioso storico alsaziano Nermann Brochtc che
tracciava paralleli inquietanti e tangenti e incidenze su un fascio
di uccisioni -da John Fitzgerald KENNEDY, Julius CAESAR, Lev
Bronstein "TROTSKY", Benito MUSSOLINI alla DECAPITATA del PARCO
LAMBRO [Milano, 1969]. Giocando astutamente sulle sconnessioni
della curvatura dello Spazio/Tempo il Brochtc vi ipotizzava -in
conclusione- se non la mano d'uno stesso autore -il perdurare
d'un disegno criminoso singolo ma ripetuto. Un complotto di
MILLE ANNI e qualche mese! INTERESSANTISSIMO.
MA, quale non fu la sua sorpresa quando, forse venti minuti
in seguito, egli B.Beppo si rese conto -ritornato "in sede"-
fra lo choc e l'inebetimento, CHE il culo gli aveva scaricato
non solo il surplus fecale dei suoi intestini ma pure gli
intestini stessi! Ed ancor più ed oltre: anche il cuore, i reni,
i polmoni, lo stomaco, i coglioni, le ossa di destra e di
sinistra, di sotto e di sopra. Svuotato, tutto svuotato: i
muscoli, l'ipofisi, il fegato, una lama spezzata di coltello
restatagli nelle carni dopo un'antica rissa, la lingua, le
adenoidi, la completa otorinolaringoiatria, perfino "l'anima"
rifugiata nel plesso solare. E le rotule, il sottopettorale
l'osso sacro, TUTTO, ma TUTTO proprio e quasi quello che egli
aveva dentro, TUTTO tranne briciole di resti marginali. Il
nostro amico rimaneva esterrefatto e ridotto ad una forma, con
il solo involucro della pelle e del suo pelame bestiale, gli
occhi(che son sacri agli dei ed INTOCCABILI) e varie zone
del cervello. Svuotato dall'interno, svuotato di TUTTO il suo
interno. MAI VISTO in questi tempi moderni che sono i nostri...
Pur restando seduto e cauto sul legnoso sedile cagatorio, il
Bilardin Beppo era un vero covo d'angosce e, gettato il
"magazine" traditore, tentava di fare il punto su questa, DI
SICURO, inattesa situazione. "Inaudito! mai inteso parlare di
questa possibilità autocannibalesca e nichilistica..." si
ripeteva egli, per cercar di ristabilire un qualche precario
equilibrio, morso da dubbi d'ogni sorta.
E non poteva neppure prendersela
con il suo culo il quale, preso sul serio il proprio "lavoro",
aveva cagato pure sé stesso e al suo posto restava un foro
slabbrato e informe assai vergognoso, ch'era meglio non far
vedere in giro. Vasto scoraggiamento...
MA un fatto gli era certo: pur se totalmente vuoti il suo essere
e il suo insieme apparente restavano formalmente intatti. Il suo
corpo, anche se non aveva più niente dentro, non s'era sgonfiato.
Il suo pensiero -pur se a disagio- pensava, ma egli non osava
aprir bocca per verificare se ancora riuscisse a parlare,
terrificato. "La mia anima è partita del tutto nel buco della
fossa settica, colle ventraglie, oppure resta un poco con me?"
egli si chiedeva silenziosamente. Temendo la risposta...
Terrorizzato sull'ipotesi d'aver perso pure l'anima, il donnolo
Beppo B. restava inchiodato sul sedile del suo cesso non sapendo
"CHE FARE?". Il suo cervello stranito ma valido lavorava a cottimo
nel suo poco, per bilanciare l'assurdo peso fratturante degli eventi.
ALLORA suono' il telefonino che il bilito aveva abbandonato su una
sedia a sdraio in mezzo al giardino, "...per non essere disturbato
anche quando cago...": CHI POTEVA ESSERE?
La ex-MOGLIE? I FIGLI diseredati? La VICINA VOGLIOSA? l'amico
ARTURO? l'usciere di giustizia? LA BANCA? un IMPORTUNO ch'aveva
sbagliato NUMERO? DESIREEdeROSA l'amante d'una notte? IL Presidente
della REPUBBLICA per proporgli di formare UN NUOVO GOVERNO?
Siccome aveva scordato d'innestare la segreteria telefoninara,
baionetta valida contro gli intralciatori, l'infernale aggeggio
persevero' a piagnucolare a lungo. Ma egli non osava levarsi dal
cesso. "Avrei dovuto tener d'occhio il mio culo, e non lasciarlo
fare in completa fiducia...al giorno d'oggi bisogna star attenti a
tutto...son tempi calamitosi..." s'andava ripetendo in testa,
senza saper che fare, temendo di muoversi.
COSA resta di sé stesso a qualcuno che ha lasciato, imprudente,
DISTRATTO, il suo ano defecargli tutto quanto arricchiva il
dentro del proprio corpo? Nient'altro che dubbi e paure. E,
magari, una traccia d'anima, stralci di cervello, qualche
scoria di rottame d'inconscio e una vecchia ciabatta stiracchiata
di coscienza. E QUESTA FORMA "INTATTA" DEL CORPO. Che non gli era
floscia come temeva ma "piena", tenuta in sesto dall'elettricità
statica del suo pelo, certamente.
Ed è per questo, considerando che le apparenze restavano intatte,
che Bilardin Beppo oso' INFINE trarsi dal posto e provare a star
ritto sulle sue quattro zampe. Quasi sorpreso, vide che cio'
funzionava. Riusci' a muoversi dentro l'orto, arrivato vicino alla
macchinetta strillante vibro' un calcione alla sedia e c'arrivo'
senza farsi male, il telefonino schizzato via fin dentro una
pozzanghera dove, infine, se ne stette zitto.
"Allora, siamo nervosi oggi sor Beppo?" lo sorpresero gridando
i due corvi suoi vicini, che egli scoperse comodi e ridanciani sopra
il muretto che separava le due proprietà. Bevevano birra in lattina
corretta grappa e come al solito cercavano di prenderlo
pel culo. Angoscia sopra angoscia...Il Bilardin era piuttosto
vinaiolo e sopratutto non sopportava i suoi beccosi prossimi
antistanti, toscani di Pontedera e coppia di comari spregevole.
Volendo ribattere astioso, egli apri' la bocca, ma il parlare non
gli funzionava più. Fitte amare dentro il cuore che più non aveva,
ma di cui gli restava solido il ricordo.
(segue...)
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