MAX CAPA 12/14: TESTI

TESTI pubblicati in contorno del GIORNALE DI BORDO DEL CAPITANO NEL PORTO.

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Utente: armandoceretti

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10a le api sopra il fiore
10b le api sopra il fiore
10c le api sopra il fiore
10d le api sopra il fiore ¤¤
10e le api sopra il fiore
11settembre
1a le locuste sopra il verde
1b le locuste sopra il verde
1c le locuste sopra il verde
1favolesommario
2favole/intropers
2 le formiche intorno al nido
333avevasete-1
333avevasete-2
3 le vespe contro il marcio
4a i mosconi verso lorina
4b i mosconi verso lorina
4c i mosconi verso lorina
5 le dorifore sulla foglia
6 i tafani dentro lanima
7 le cicale sotto il sole
8 le pulci e la mente
9a le farfalle di fronte allango
9b le farfalle di fronte allango
9c le farfalle di fronte allang
alberi
alberi-mal
amdopocena
anticristo
audrey toutou
bamboladiguerra
basta con il limbo
bd
bel-romm
bel-romm3
beltocchi-bagdad
beltocchi-barcellona
beltocchi-chaos
beltocchi-cile
beltocchi-cows
beltocchi-dallaciesa
beltocchi-dope
beltocchi-giraffa
beltocchi-malte
beltocchi-papam
beltocchi-passannante
beltocchi-portosaid
beltocchi-pyramide
beltocchi-rommel
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beltocchi-toureiffel
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beltocchi/technoland
beltocchi1
beltocchi3forc
beltocchi3forcenés
beltocchi 10b
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beltocchi 13b
beltocchi 14b
beltocchi 15b
beltocchi 16b
beltocchi 1b
beltocchi 2017
beltocchi 2b
beltocchi 3
beltocchi 3b
beltocchi 4b
beltocchi 5b
beltocchi 6b
beltocchi 7b
beltocchi 8b
beltocchi 9b
botte-da-orbi
br-8sett
br
calore
carnale1
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carnale8
carnale9
carnale 1
carnale 10
cerisier
coda-paglia
coda-paglia2
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cong-carn-3
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favole 25/scorpio1
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fg2/la prima volta6
fg2/la prima volta 1
fg2/la prima volta 2
fg2/la prima volta 3
fg2/la prima volta 5
gep-bim-monza
geppo&bimbo
giornata 1239
giornata 1956
giornata 1959
giornata 1962
giornata 738
grosso problemo
ilguado
insetto
intervallo
ipocriti
krop
labirinto
la peima volta 10
la prima volta 10
la prima volta 11
la prima volta 12
la prima volta 13
la prima volta 14
la prima volta 15
la prima volta 16
la prima volta 18
la prima volta 19
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la prima volta 7
la prima volta 9
la settimana enigmistica
le mur de la honte
libro secondo/la prima volta6
lorco geraldo degli orchi
lourdes
luna-terra
mellonta tauta domani
mortadelle
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orcogeraldo
pacepa
papillon
pazzesco
pazzesco1
pazzo 18
pescegiallo
pozzo1
pozzo10
pozzo11
pozzo12
pozzo13
pozzo14
pozzo16
pozzo19
pozzo2
pozzo21
pozzo22
pozzo22bis
pozzo22ter
pozzo23
pozzo24
pozzo25
pozzo26
pozzo3
pozzo4
pozzo6
pozzo7
pozzo 15
pozzo 17
pozzo 18
pozzo 19
pozzo 20bis
pozzo 3
pozzo 5
pozzo 8
pozzo 9
prima volta 17
puzz&co
rabgeppo
rab geppo&bimbo
rano giuseppino
rototonogoloroi
rototonogoloroii
rototonogoloroiii
rototonogoloroiv
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sabato, 24 novembre 2007

LE ABITUDINI STRAVAGANTI

¤¤¤
LE ABITUDINI STRAVAGANTI

 (...E CON GLI STESSI FIORI...)


Même pas rancunieres les fleurs coupées -par contre- se fanent
vite-fait et leur rhétorique est -comme quoi...- d'un trés court
SOUPIR. Pareil que le génie d'un couillon, c'est de la
rhétorique sans poumons...
¤¤¤
Nel villaggio incollato alla capitale, detto pure Sobborgo
dell'Impazienza, (non avente peraltro nome né cognome né data),
i bambini sono i primi a "scendere in istrada" con le mani piene
di fiori e i sorrisi fino alle orecchie, coi dentoni bianchissimi
illustranti la speranza in attesa dell'altra virtù: La Carità.
I padri, che restano prudenti nascosti dietro le catapecchie
fatiscenti, li hanno spinti fuori a calci e poi hanno sberlato le
donne di casa affinché pure esse uscissero fuori, a festeggiare i
vincitori, i quali prendevano possesso della capitale. I combattimmenti
erano cessati presto, senza andar per le lunghe, come sempre.
La lotta era sempre breve. Si sparava ancora in giro ma solo per
una questione d'abitudine o per finire i feriti e fucilare qualche
ingenuo. Tutti quelli che dovevano scappare sono riusciti a
scappare e restano solo i morti e i vinti. Scarso bottino.
Questa volta sono gli Islamos che hanno scacciato i Signori della
Guerra e "les Chefs de Guerre". I quali erano stati accolti nel
Sobborgo dell'Impazienza solo un mese fa e con il medesimo
entusiasmo. ...E con gli stessi fiori...
E prima, "los gringos de muerte" con le sporte piene di Democrazia,
che cavalcavano "los italicos" che non avevano neppure bisogno di
redini talmente AVEVANO CAPITO TUTTO.
...E con gli stessi fiori...
E, morenti di gioia tutti erano scesi in istrada, tutti, e perfino
i padri, saltando d'entusiasmo quando sono arrivati i sinceri
Indipendentisti. ...E con gli stessi fiori...
Ma subito dopo giunsero i combattenti della GREAT NATION che
intendevano inglobare le parcelle di patrio territorio rubate dai
vicini. Mentre gli uni scappavano gli altri arrivavano per cogliere
il potere. La lotta era sempre breve. E l'entusiasmo degli
abitanti del Sobborgo dell'Impazienza sempre spontaneo e sincero.
...E con gli stessi fiori...
Meticolosamente, quelli che son stati scacciati ritornano poi,
da vincitori. E cosi' via...
P.S. Ad un giornalista straniero ancora vivente che gli chiedeva
curioso chiarimenti su quella Caratteristica Usanza Locale:
d'accogliere i feroci vincitori con fiori secchi, appassiti e
imputriditi, un padre di famiglia dalla maschera entusiasta un
poco ingiallita rispose gioioso:"E' perché non abbiamo ALTRI
fiori, signore!" "Ma perché non andate a coglierne?" Non ci
sono ALTRI fiori, signore! Gli ALTRI li abbiamo mangiati, signore."
¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤

postato da: armandoceretti alle ore 13:13 | link | commenti
categorie: somalos
venerdì, 23 novembre 2007

alberissimo

ALBERI DI CASA.

Scritto il 27/05/06 alle 14:05 | Permalink | TrackBack (0)

http://libri-disegnati.splinder.com/tag/alberi

favole grottesche. (libro primo) 

ALBERI DI CASA.
(Messaggio trovato in un bottiglia nel porto di Rouen):
Il nostro buon re Gelsomino IV Gavilotto è un buono, anzi, un
buonissimo: è persona da tagliarsi un braccio (quello di sinistra,
di preferenza...) per offrirlo in pasto ad un affamato incontrato
per strada. E, capace di arrostirlo lui stesso allo spiedo, mentre
discorre del più e del meno con l'infelice viandante in attesa
della perfetta cottura. Ma, di questi estremi, qui non ce n'è
bisogno, nel nostro onesto Reame. Bisogna dirvi che la Bontà
è il valore che meglio è imposto, qui, dalle nostre parti.
Talvolta diventa un regalo quasi obbligatorio: una dolce e
velenosa regola di vita. E' nel carattere della dinastia dei
Gavilotto, a furia di voler fare del Bene non hanno mai
lasciato in pace nessuno, per imporre la Bontà si son dati pure
alle guerre e agli sterminii. Ne so qualcosa, essendo lo Storico
d'Ufficio della Casa Reale e l'unico giornalista sopravvissuto, il solo
che non sia morto di noia. Abbiamo un semplice ma egemone
quotidiano, di 28 pagine, che son costretto a riempire giorno
dopo giorno di propaganda del Bene e della Felicità, per far
sapere che qui non si muore che di gioia e sorridendo stancamente.
Non scrivo che di lieti avvenimenti, non trovo altro da dire.
E, ne sono un po'affaticato...
Ma è stata la faccenda degli alberi che sopratutto ha fatto
traboccare il vaso delle mie sornione certezze. E per cui,
adesso, sono un'anima incrinata, forse pure rotta. E questo
dovrebbe essere un po' chiaro in giro perché il Capo della
Polizia Benefica mi guarda in modo bizzarro, pur se non
osa dirmi qualcosa, perché io sono meglio piazzato di lui
nella Gerarchia. Gelsomino IV dispone di una capacità di
lavoro impressionante. Dalle cinque del mattino si trova già
in giro a compiere il Bene. Siccome ha la bella abitudine di far
dono dei suoi vestiti ai poveri (relativamente, ché
qui nel Reame la vera povertà non esiste...), si ritrova
nudo in mutande almeno dieci volte al giorno e il codazzo
di cortigiani che lo segue con un carretto d'abbigliamenti
deve rimetterlo in sesto come un bambinetto. Quando diede
la Corona ad un vecchio che s'era rotta la dentiera, per
rifarsela, ne scrissi almeno dodici articoli. I bravi e
premurosi sudditi fecero subito una colletta e Gelsomino
IV ne ebbe presto un nuova di zecca, la quale fini' per esser
data e cosi' di seguito. Mi ricordo di almeno un
centinaio di nuovi Regi Copricapi e Scettri in oro e in
argento, o in ottone per non esser di troppo sfarzo. Per
altri versi, Gelsomino IV da' fuori di brutto se viene a
sapere d'una vedova recente (e con orfani...). Scongiura
subito qualcuno, in ginocchio se necessario (lui, Il Re...),
di sposarla (lui non puo', è Il Re...) in modo da procurare
un nuovo padre ai poveri piccini. Io stesso ho dovuto, grigio,
maritarmi a ben 18 vedove ed ho collezionato in questo modo
ben 42 figli pur restando, di costumi, un celibe impenitente.

La sera sul tardi rientrando non ancora stanco dai suoi giri
di beneficenza egli si trascina dietro al castello una scia
di individui vagamente bisognosi a cui prepara una cena
enorme più che abbondante, cucinando lui stesso. Mentre Il
Re si accontenta di qualche crosta di pane e un filino di miele,
con due fogliette d'insalata. MA per gli alberi, almeno, non dovrei
esser io a
lamentarmi: poiché l'idea fu, involutamente, mia... (Non era
forse il vostro Talleyrand che consiglio':"Jamais trop de
zèle!"?): una notte mentre lo intervistavo (ché, dati i suoi
vasti impegni altruistici, a Gelsomino IV non resta che un
piccolo-poco di tempo "per sé", solo intorno a mezzanotte, prima
di dormire tre ore scarse, ed è allora il momento dell'intervista, che
pubblico meticolosamente poi ogni giorno), mentre lo facevo
abbondantemente parlare del Bene fatto mi scappo' detto di
accennare all'Inverno In Arrivo e ai poveri alberi di fresca
data e della loro sofferenza.
Subito, sprizzando scintille dagli occhi, il Mio Buon Re mi ha fatto
riunire di corsa e in piena notte il Regio Consiglio di cui,
purtroppo, faccio parte. E dopo brevi e scarne discussioni il
Decreto Reale era subito pronto, che invitava (perentoriamente) tutti
i gioiosi sudditi ad accogliere in casa o "in luogo chiuso, riscaldato
e ventilato" gli alberi fanciulli ed adolescenti (di meno di 10 anni)
durante il duro inverno che qui fa paura perfino alle foche.
Alcuni infelici, ma solerti, per capire l'età delle piante ne segarono
parecchie per poter contare gli anelli annuali, ma il Regio
Chirurgo riusci', operando giorno e notte, a ricucire questi
misfatti. Durante alcune settimane si vide nella città Capitale e
nei villaggi le genti spingere dentro gli immobili degli alberi
piuttosto reticenti, spiegando loro con sorrisi e dolcemente che
quel che si faceva era per il loro Bene. Alcuni riempirono talmente
i loro locali cosi' da essere costretti a dormire dentro i sacchi
a pelo, nell'orto o in giardino. Ma con infinita gioia e nel
buonumore. Perché il Bene è una malattia senza polemica e prende
tutti fino alla stanchezza. Io stesso, pur innervosito, ho accolto
una dozzina di ragazzini legnosi nella mia vasta magione, ma ve li ho
sospinti a calci dopo aver saggiamente celato in un buco in cantina
le mie botticcelle di grappa e di vino e la scorta di tabacco, poiché
gli alberi sono viziosi più di me.
Nel seguito dell'inverno si conobbero giorni infernali.
Perché gli alberi sono viziosi e ignorano il Bene. Viziosi e capricciosi.
Si erano sistemati nei letti migliori e bevevano almeno cento litri di
Bordeaux al giorno e cadauno, si tagliavano di continuo le unghie e
intasavano i lavandini, giocavano a carte con i soldi altrui, guardavano
per ore la televisione fumando erbe drogate, sono lussuriosi e non
rispettano le donne d'altri, esigevano che sul focolare si ardesse solo
carbone (legno "morto")ma questo puzza e le strade furono ingrigite
pure dallo smog... E potrei elencare a lungo e magari a lunghissimo.
Da qualche mese la buona stagione ha portato un certo lenimento a
questa allucinazione: ma il nuovo inverno approssima  e io mi sento
fortemente inquieto. Che fanno i Popoli Civili del Resto del Mondo?
Occorre aiutarci. I sudditi di Greenland sono anche Vostri fratelli!
Che si faccia
qualcosa per noi. Qui abbiamo quasi paura.
***
(La traduzione non è certo perfetta ma l'essenziale non vi manca)

postato da: armandoceretti alle ore 14:56 | link | commenti
categorie: alberi
mercoledì, 21 novembre 2007

Un bottiglione, un giorno già lontano, si innamoro' di

favole grottesche: libro primo....


AMORE DOPOCENA.
***
Un bottiglione, un giorno già lontano, si innamoro' di
una damigiana, ma questa era senza vino.
Allora il bottiglione gliene mise dentro un poco del
suo con gran sollazzo erotico-sessuale e le disse:
"Me lo pagherai quando potrai, fai conto che non sia
caro, anzi, per te faro' uno sconto formidabile:
il 10% del mio amore appagato!"
Assurdo ragionare solo in apparenza, ché la verità di fondo celava un
trappola. L'amore è mischiare il vino con un altro vino e siccome la
damigiana di vino non ne aveva non potevano che nascerne vaste confusioni.
Un amore unilaterale non è altro che una capricciosa dittatura e, questa,
in politica non funziona e presta il fianco, allora, ad ogni calunniosa manipolazione.
Tutto s'era svolto con molta semplicità, nelle dovute maniere, il bottiglione aveva preparato una cenetta di radicchio rosso, petti di pollo rosolati alla fiamma, denti di cavolfiore lessati all'olio d'oliva, mele
gialle e gelato di pimpiracchio, il tutto servito alla buona ma al
lume di candela su un tavolino a tre zampe, MA giusto di fianco
al lettona. L'inevitabile non poteva essere percio' evitato.
La damigiana tutta allegra corse a raccontare il fatto che s'eran fatti  e
come era successo a tutti i suoi parenti e perfino al giovanotto del
Bar Tabacchi di Via Spiga che divento' geloso come
una furia scatenata. Egli voleva che essa fosse cosa
sua ma lei che era oca gli canticchio'che cio' non
era possibile in quanto ella era già piena del vino
di un altro. E dopo nove mesi, quando le sue zampine
si erano ingrossate da far paura, la damigiana mise
giù se belle bottigliette, di cui tre risultarono
maschietti. La levatrice, gioiosa della riuscita e
per far partecipare tutti del suo entusiasmo, canto'
una stornellata mandolinesca sui tetti inondando
tutta la metropoli con la novella gioiosa del lieto evento, e il gran
rumore si sparse e solo in questo modo il bottiglione,
ch'era partito alla caccia grossa delle foche, venne
a sapere del misfatto.
Subito il bottiglione torno’ con fracasso e gloria,
tutto impellicciato e con
un alto colbacco, bello, abbronzato dal chiarore candido delle nevi eterne
e dai glaciali venti, e pure s’era unito con una pinguina dal dolce nome
di Gervisia, vero avventuriero come se ne facevano una volta (prima
della guerra). Il treno merci straccarico di
pelli di foca attraverso’ la via
principale della città in mezzo alla folla folle di follia plaudente e
delirante di fronte a tanta ricchezza. Il bottiglione allora colmo di
lietezza danarosa creo' la sorpresa diventando vendicativo e astioso,
come se gli avesse dato di volta il cervello, trovo’ dieci avvocati e denuncio’ la damigiana con straordinaria sottigliezza e capziosità, perché
era cornuta (a causa della pinguina) e cornuto, di conseguenza, lo aveva reso.
 Questa, frustrata nella sua gioia, vogliosa di strozzare la pinguina Gervisia, trovo’
tuttavia in mezzo ai pianti la forza e le parole per chiedere spiegazioni.
Il bottiglione insomma l’accusava di intrallazzi sessuali poco chiari
in quanto fra le sei bottigliette nate non c’era nessuna damigianina, il
che è chiaramente losco, se ben vi ci si ragiona.
Un buon avvocato avrebbe facilmente risolto l’inghippo dimostrando
che tutto il vino veniva dal bottiglione e che la damigiana non aveva
punto e, dunque, se tanto mi da tanto, per logica non c’erano stati
né mistero né tradimento, l'incrocio paritario non c'era stato poiché la fanciulla non aveva avuto in pancia, al momento del coito, vino suo da mischiare.
Ma la damigiana, che non aveva mai
pensato al futuro, da donnetta senza lumi, non aveva neppure i soldi
per far aprire un’istruttoria procedurale, ché nei processi tutto è
procedura e NIENTE d’altro.
Intanto, nella vasta confusione s’era aggiunto il giovanotto del
Bar Tabacchi, sempre folle amoroso della damigiana, il quale, postosi
sopra un palo in mezzo alla piazza principale teneva un comizio
interminabile per quelli che volevano ascoltarlo, affermando che
adesso era il suo turno, che la damigiana spienata e abbandonata
poteva essere ri-empita da lui e che il vino non gli mancava, in
cantina, per la bisogna.
***
Tagliando corto,per non tirare per le lunghe:
La pinguina Gervisia smontata (smonata) da questi fatti ambigui e
lancinanti si mise da sola e fece carriera come vedette-cassiera in
un drugstore BIO dove la si vide pure in televisione. La damigiana
impazzita di vergogna, brucio’ il treno merci pieno di pelli del suo
ex e si ritiro’ in un convento eretico delle Sorelle del Libero Spirito
con i suoi sei figli bottigliette . Dopo un lampo di disperazione il
bottiglione sedusse con la sua splendida abbronzatura il giovanotto
del Bar Tabacchi e i due si misero insieme con sesso e
sentimento per la gioia perversa di tutte le malelingue urbane e
metropolitane riunite a malignare dietro gli angoli,da dove si puo'
guardare senza rischiar di prender colpi.
E tutti vissero infelici e scontenti.

****************
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postato da: armandoceretti alle ore 10:34 | link | commenti
categorie: amdopocena
mercoledì, 07 novembre 2007

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"L'ENIGMA DEL PESCE GIALLO."

seguito da
"LA TERRIBILE SOLUZIONE DELL'ENIGMA DEL PESCE GIALLO."
***

Pare che i cani da guardia non dormano mai o d'un occhio soltanto, cosi'concluse ridacchiando dopo un primo sbigottimento. Oppure si svegliano
prestissimo. Quel che infastidisce di più è il loro abbaiare improvviso
quando si passa davanti al giardino od orto prospiciente le basse casette
del villaggio, sembra che restino apposta nascosti dietro le piante
fogliose per essere più efficaci nella sorpresa. Attraversando il paesotto
di Malvaglio, cercando di non esistere ma pure mostrando indifferenza e
sicurezza da brava persona, s'era man mano spostato sul centro della
strada d'asfalto sconnessa, ma questo gesto generoso non era stato
apprezzato nella giusta misura dalle belve domestiche che continuavano a
farneticare entusiaste. La canea modulava le proprie reazioni sul suo
semplice passaggio. Non molto dopo l'alba, ma con già un bel chiarore
d'estate, gli abitanti dormivano ancora o si rigiravano nel letto ed era
pure domenica. Una finestra si spalanco' quantunque e una donnona atroce
in vestaglia vi si fece inquadrare col suo sguardo interrogatore e
segnato dal sonno disperso, i loro occhi si incrociarono un momento, e
lei si ritrasse subito nel suo antro, non seppe capire se per fastidio
o timore. Per Cuggiono c'erano ancora due bei chilometri calcolo'
vagamente mentre si trovava a passare di fianco a Castelletto con Induno
che era piuttosto un grosso casolare ottocentesco con mura di
cinta. Un'automobile misteriosa nella sua solitudine mattutina lo supero'
e si fermo' poco avanti e poté scambiare poche vaghe frasi qualunquiste
con il conducente inquieto di trovarlo trascinarsi a piedi.
Si rifiuto' cortesemente di accettare il passaggio offerto, e continuo'a
scarpinare l'asfalto verso la cittadina di cui si scorgeva già la
striscia di case con l'inevitabile campanile. Si sentiva bene e pieno
dentro. Con lo spirito aderente e saldo in ogni spazio di se' stesso,
senza angoli vuoti o morti, senza fessure e screpolature per l'angoscia.
Pieno come un uovo, forte e sereno.
Intanto la barca senza rematore abbandonata ai capricci della corrente
andava giù incerta, come l'immaginava, con il corpo dalla gola tagliata
disteso di fianco sul fondo, coperto malamente da un plaid di tinta unita
marrone. Aveva aspettato il tempo necessario per che l'organismo si
svuotasse completamente del suo sangue prima di trascinarlo a bordo e
adesso la giugulare non ne rilasciava neppure una goccia. Perfetto.
Penso'.
Penso' pure la solita bizzarria che lo faceva ghignare, se si trattasse
dello stesso Naviglio che arrivava sulla Darsena in Porta Ticinese
oppure d'un altro canale, dallo stesso nome, ma che non fosse il medesimo.
In questo modo la barca non sarebbe mai giunta a Milano. Questo rischio
lo eccitava ed era l'unica variabile impazzita che aveva lasciato entrare
in tutta la faccenda, in tutta la perfezione. Perché proprio lo eccitava.
Sulla curva dello stradone a qualche centinaio di metri da Cuggiono
s'accorse che, in una casa isolata, c'era un allevamento di cani, con una
grande scritta. Ma nessuna bestia gli abbaio' contro nascosta e questo lo
fece ghignare, forse i cuccioli non erano ancora stati "educati"...
La prima corriera via Magenta per Milano avrebbe dovuto attenderla quasi
mezz'ora, questo nessuno glielo disse, la piazzetta era vuota, ma lo lesse
sul cartello malconcio degli Orari.
Per smaltire l'interminabile camminata dalle gambe pose il suo sedere sul
secondo dei tre scalini che portavano in chiesa, e la bizzarra
valigetta nera e il cappello nero ai suoi fianchi. Non tardo' molto che la
corriera arrivasse ponendosi in linea, in attesa della partenza, di
sbiego sulla piazza, 25 minuti avanti l'ora...
Era il Capolinea e il Punto di Partenza. Come succede talvolta, il caso
fece bene le cose.
Una doppia fila di formiche in andirvieni, indifferente alle sue scarpe
nere e ancora assai lucide, usciva da una fessura dello scalino,
attraversava la pietra rugosa e rientrava nel covo segreto con merci ed
altre nutrimenti terrestri. Egli si inchino' per osservarle con
meticoloso gusto. Adorava talvolta guardare gli insetti cosi' piccoli,
indaffarati e interessanti.
Di notte spesso sognava prati estivi sorvolati da milioni di farfalle, in
un sincero sfarfallio.
E c'era magari sempre questo pesce, questo pesce
che volava. Questo pesce. Questo pesce volante insieme alle farfalle.
**********
L'uscita dei fedeli d'avanzata età dalla prima messa fu l'altro
avvenimento rimarcabile nella torpida tranquillità mattutina: vedendolo
in quella postura, il mento appoggiato ai pugni, i gomiti fitti sulle
ginocchia, le vecchiette lo lessero come un libretto di preghiere. Una
aperse il fatto mollando giù due monetine nella "scodella" del cappello,
altre non vollero esser di meno, biascicando corte litanie
d'incoraggiamento. Egli seguiva la processione di sottecchi ghignando in
petto, guardando strisciare le beghine di Breughel.
E alla fine conto' l'inattesa messe, trovo' perfino due biglietti da 500
lire e uno da 1000. Levandosi sulle gambe un poco intorpidite entro' nel
luogo di culto e -dopo aver cercato un poco- depose con
calma il raccolto nella fessura della cassetta delle elemosine mentre un
prete lo guardava leggermente interrogativo da di fianco all'altare.
Nella corriera uan gentile e obesa signora s'era seduta accanto a lui.
Mentre partivano per Milano intravide un grosso uccello nero con l'ala
spezzata, titubante e incerto vicino ai pacchi di giornali in attesa,
davanti alla cartoleria non ancora aperta. Non seppe che uccello fosse.
Con pena la bestiola scura cercava forse di capire cosa dovesse fare.
Si muoveva in ogni direzione. Una bambina biancovestita bionda e ben
pettinata sbuco' da dietro un angolo di casa poi decise di
non attraversare e lascio' che passi la corriera. Pareva una bimba morta
o magari un fantasma. Durante il viaggio la donnona al suo fianco la
sentiva guardargli il profilo intrigata e curiosa ed egli teneva pronta
la solita risposta ghignando fra le orecchie, che era stata una
malattia d'infanzia. Ma la signora resto' muta come un pesce rosso che
si agita ma tace dentro il suo boccale trasparente. Egli sapeva che non
era proprio bello da vedersi e ne aveva perfino fatto il callo. Aveva
comunque voglia come ipotesi di spalancarle d'un tratto la sua propria
valigetta nera parallelopipeda davanti al suo sguardo
bislacco proprio per vedere che faccia avrebbe fatto. Ma era troppo
perfezionista per lasciarsi andare ad un si' venale errore... Ghignava
intanto divertito immaginando e questo lo faceva sentire bene e forte.
Poteva perfino diventare indistruttibile. Con un morale di ferro.
Ma il suo pensare era anche per la barca che scendeva lungo il canale
Naviglio, che forse s'era arenata, come proprio non voleva che fosse.
Sbarcarono a Milano quasi in zona San Siro e cerco' ad una fermata che
Bus avesse potuto prendere per andare sui Navigli dove aveva deciso
di aspettare l'arrivo della barca anche per una settimana, in attenta
vedetta. Anche per tutta l'eternità avrebbe aspettato questa barca, se
Dio glielo avesse imposto. Ridacchio' di fronte alla sua propria feroce
determinazione. Rise talmente che fece un peto d'ano senza volerlo.
***
Il giornalista Benito-Osvaldo Mussolini del Servizio Spettacoli al
Corriere della Sera usci' stirandosi sul terrazzino stretto ma geniale
che s'era fatto costruira nel vecchio abbaino ammodernato giusto in
riva del Naviglio Grande, per bersi calmamente il suo caffé.
Era nudo sotto la ridicola vestaglia a fiori stampati post-letto
pieghevole. In questa postura mattinale fantasiosa (erano le 11 ore)
Mussolini sporse pure la sua filiforme lunghissima carcassa per dare
un'occhiata in basso per scorgere gli andazzi del piccolo mondo
ridanciano, laborioso e vinaiolo del mitico
quartiere popolare di Porta Ticinese e fu cosi' che guardo'passare il
tram sferragliante ma sopratutto s'accorse che sulla riva di fronte del
canale un'anormale animazione fatta da poliziotti, pompieri e
carabinieri, aveva luogo. Erano imperniati intorno ad una barca, gli
parve, incagliata contro un'altra barca ormeggiata. Ma riconobbe
nell'alveare di divise sopratutto il suo antico compagno al Liceo Verri,
l'ineffabile funzionario di Polizia Giudiziaria Nino Ceruti, ciulin di
Lambrate, il questurino... Si mise di corsa una mutanda, un jeens, una
camicia a quadri rossi e gialli e una sigaretta MS in becco senza
scordare i mocassini e corse di corsa giù a vedere .
**********
Il questurino lo accolse più che bene, l'aveva colto arrivare da lontano,
giungere al trotto, passare il ponte avanti la Darsena, farsi largo fra
i curiosi tenuti a bada dal temibile appuntato Grassianu Soddu. "Duce,
mi fa piacere vederti. Sapevo che eri "in carcere" da queste parti, ma
non esattamente dove." Ceruti Nino per ciulin che fosse era un virile,
fumava la pipa. Vizio laborioso che forgia il carattere d'un uomo, anche
in questi tempi moderni. Dopo aver scambiato gli inevitabili amicali
preliminari, i due gentiluomini (quelli del Verri restano una raz za a
parte...) s'assisero in pieno sul cuore del dramma. "Ancora un sacco
d'ossa senza testa." Mussolini non seppe che dire, guardava dove il
famoso corpo presumibilmente si trovava ma impicci d'ogni sorta, di
genere umano, gliene impedivano la vista. "Il quinto, dunque?" "LA
quinta, questo è femmina." "Una donna. Anche violenza carnale?" ma il
questurino non gli rispose, per passar subito ad altro che gli bruciava
dentro. (I due facevano proprio un bell'articolo "il", il Ceruti Nino
quasi più largo che alto -167 CM-, pacioccone mangiatagliatelle, tipico
lumbard di periferia, già semicalvo, pipona in bocca. Invece il
Mussolini, Duce per gli amici, stanga impressionante intagliato alla
Giacometti -196 CM-, biondo come il frumento in luglio, bolzanino, aria
da intellettuale imbranato come una foca gentile). "E' l'inchiesta
parallela dei carabinieri che mi incasina tutto!" bercio' il
questurino, "Sono su qualche ipotesi ma ho del tutto escluso che si
tratti d'assassinii in serie commessi a caso da uno squilibrato
psicotico. La mia intima convinzione è che si tratti d'una meticolosa
vendetta... punteggiata da uno sfarfallio di messaggi indiretti e
cifrati...forse per metterci su false piste, f orse no. Non a caso ho
scritto sulla copertina di questo dossier "Il caso Edmond Dantès"!" Il
loquace questurino alzo' la testa per guardare il Duce dentro gli
occhi. "Edmond Dantès, il Conte di Montecristo..." "Sicuro, Montecristo
e non il sigaro..." e aggiunse il Ceruti Nino: "Studiando il curriculum
vitae dei decapitati e le loro connessioni e legami eventuali
arriveremo "di certo" a smascherare il pollastro sterminatore, ma fin qui
niente di niente. Un grottesco rebus. Il tipo è un intelligente
vizioso..." "E... ancora un pesce giallo?" "Già, differente dagli altri
ma sempre giallo, dipinto sullo stesso tipo di cartone e ritagliato
intorno e legato con spago nero al polso della mano sinistra..." "Ma
altre tracce, le impronte?" "E' appunto qui che la cosa fa male. Sul
pesce di cartone ma anche in giro abbiamo fin qui trovato una buona
quantità di impronte di quello che per forza si presume essere
l'omicida." "Ma, allora piove sul bagnato." "Per niente, le impronte
pongono più problemi di quanti ne risolvano, cioé, neanche
uno..." "Bizzarro, fammi capire."
**********
"Bizzarro è poco dire." Il Dottor Nino Ceruti si riaccese furioso la  pipa
che aveva lasci ata andare. S'era poi reinfilato il suo guanto nero
d'un cuoio cosi' fine da parere una seconda pelle."Bizzarro è
poco...Vedi, vecchio mio... le impronte sono quelle di un quadrumane!"
"Di un quadrumane?!" scandi' stupito il Mussolini.
"Si'. Di una scimmia."
***

"In tutto questo c'è qualcosa che non va!" esclamo' sinceramente
sconnesso ma con eleganza da buona famiglia il giornalista
Benito-O. Mussolini indicando con dito chiaro e non tremolante
l'oggetto assai complesso che aveva deposto da pochi istanti sul
tavolaccio metallico dal ripiano unto e bisunto ma pulito, dopo le
nettature della sera precedente, (era, adesso, il mattino presto
e non una sola vite vi si trascinava sopra).
Il garagista Roman Alla Illiescu non replico' mentre guardava
con occhi grossi ma da furbo L'ENIGMA DEL PESCE GIALLO inerte e
tranquillo dove il cliente giornalista lo aveva deposto e
scaricato. E già i meccanismi reconditi del suo cervello avevano
iniziato a lavorare intensamente, perché doveva rispettare
il proprio dignitoso prestigio, da meccanico senza pari, che sa
individuare i guasti macchinici su una semplice scoreggia stonata
del motor della vettura. Meglio che un medico della Mutua.
"...che non va. E questo qualcosa è qualcosa di grosso."aggiunse
il Mussolini accendendo ancora une delle sue
pestilenziali MS (Monopolio di Stato e Movimento Studentesco).
********** (il SEGUITO: OMISSIS...)

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venerdì, 02 novembre 2007

favole grottesche: libro primo....

***favole grottesche: libro primo....
AMORE DOPOCENA.
***
Un bottiglione, un giorno già lontano, si innamoro' di
una damigiana, ma questa era senza vino.
Allora il bottiglione gliene mise dentro un poco del
suo con gran sollazzo erotico-sessuale e le disse:
"Me lo pagherai quando potrai, fai conto che non sia
caro, anzi, per te faro' uno sconto formidabile:
il 10% del mio amore appagato!"
Assurdo ragionare solo in apparenza, ché la verità di fondo celava un
trappola. L'amore è mischiare il vino con un altro vino e siccome la
damigiana di vino non ne aveva non potevano che nascerne vaste confusioni.
Un amore unilaterale non è altro che una capricciosa dittatura e, questa,
in politica non funziona e presta il fianco, allora, ad ogni calunniosa manipolazione.
Tutto s'era svolto con molta semplicità, nelle dovute maniere, il bottiglione aveva preparato una cenetta di radicchio rosso, petti di pollo rosolati alla fiamma, denti di cavolfiore lessati all'olio d'oliva, mele
gialle e gelato di pimpiracchio, il tutto servito alla buona ma al
lume di candela su un tavolino a tre zampe, MA giusto di fianco
al lettona. L'inevitabile non poteva essere percio' evitato.
La damigiana tutta allegra corse a raccontare il fatto che s'eran fatti  e
come era successo a tutti i suoi parenti e perfino al giovanotto del
Bar Tabacchi di Via Spiga che divento' geloso come
una furia scatenata. Egli voleva che essa fosse cosa
sua ma lei che era oca gli canticchio'che cio' non
era possibile in quanto ella era già piena del vino
di un altro. E dopo nove mesi, quando le sue zampine
si erano ingrossate da far paura, la damigiana mise
giù se belle bottigliette, di cui tre risultarono
maschietti. La levatrice, gioiosa della riuscita e
per far partecipare tutti del suo entusiasmo, canto'
una stornellata mandolinesca sui tetti inondando
tutta la metropoli con la novella gioiosa del lieto evento, e il gran
rumore si sparse e solo in questo modo il bottiglione,
ch'era partito alla caccia grossa delle foche, venne
a sapere del misfatto.
Subito il bottiglione torno’ con fracasso e gloria,
tutto impellicciato e con
un alto colbacco, bello, abbronzato dal chiarore candido delle nevi eterne
e dai glaciali venti, e pure s’era unito con una pinguina dal dolce nome
di Gervisia, vero avventuriero come se ne facevano una volta (prima
della guerra). Il treno merci straccarico di
pelli di foca attraverso’ la via
principale della città in mezzo alla folla folle di follia plaudente e
delirante di fronte a tanta ricchezza. Il bottiglione allora colmo di
lietezza danarosa creo' la sorpresa diventando vendicativo e astioso,
come se gli avesse dato di volta il cervello, trovo’ dieci avvocati e denuncio’ la damigiana con straordinaria sottigliezza e capziosità, perché
era cornuta (a causa della pinguina) e cornuto, di conseguenza, lo aveva reso.
 Questa, frustrata nella sua gioia, vogliosa di strozzare la pinguina Gervisia, trovo’
tuttavia in mezzo ai pianti la forza e le parole per chiedere spiegazioni.
Il bottiglione insomma l’accusava di intrallazzi sessuali poco chiari
in quanto fra le sei bottigliette nate non c’era nessuna damigianina, il
che è chiaramente losco, se ben vi ci si ragiona.
Un buon avvocato avrebbe facilmente risolto l’inghippo dimostrando
che tutto il vino veniva dal bottiglione e che la damigiana non aveva
punto e, dunque, se tanto mi da tanto, per logica non c’erano stati
né mistero né tradimento, l'incrocio paritario non c'era stato poiché la fanciulla non aveva avuto in pancia, al momento del coito, vino suo da mischiare.
Ma la damigiana, che non aveva mai
pensato al futuro, da donnetta senza lumi, non aveva neppure i soldi
per far aprire un’istruttoria procedurale, ché nei processi tutto è
procedura e NIENTE d’altro.
Intanto, nella vasta confusione s’era aggiunto il giovanotto del
Bar Tabacchi, sempre folle amoroso della damigiana, il quale, postosi
sopra un palo in mezzo alla piazza principale teneva un comizio
interminabile per quelli che volevano ascoltarlo, affermando che
adesso era il suo turno, che la damigiana spienata e abbandonata
poteva essere ri-empita da lui e che il vino non gli mancava, in
cantina, per la bisogna.
***
Tagliando corto,per non tirare per le lunghe:
La pinguina Gervisia smontata (smonata) da questi fatti ambigui e
lancinanti si mise da sola e fece carriera come vedette-cassiera in
un drugstore BIO dove la si vide pure in televisione. La damigiana
impazzita di vergogna, brucio’ il treno merci pieno di pelli del suo
ex e si ritiro’ in un convento eretico delle Sorelle del Libero Spirito
con i suoi sei figli bottigliette . Dopo un lampo di disperazione il
bottiglione sedusse con la sua splendida abbronzatura il giovanotto
del Bar Tabacchi e i due si misero insieme con sesso e
sentimento per la gioia perversa di tutte le malelingue urbane e
metropolitane riunite a malignare dietro gli angoli,da dove si puo'
guardare senza rischiar di prender colpi.
E tutti vissero infelici e scontenti.

****************
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postato da: armandoceretti alle ore 17:34 | link | commenti
categorie: amdopocena