FAVOLE GROTTESCHE (libro secondo)
Congiunzione Carnale.
***(parte terza)
Ed esplose infine, un bel mattino di maggio radioso e sensuale,
l'avvenimento che -pur penetrando inatteso nel disordine delle
cose fossilizzantesi-lo sconvolgeva quietamente verso una soluzione
superiore delle contraddizioni e delle assenze e mancanze che
troppo spesso infangano il presente -se ben ci si ragiona...
Il RE assiso sul suo macignotto grezzo e nero di Trono guatava
sospettoso ma senza paranoia l'immensa pianura semiondulata
intorno al fiume, là in basso, la profusione di campi, prati e
boscaglie e boschetti ed alberacci solitari, villaggetti e
poderi isolati, la moltitudine di formiche all'opera, le migliaia
d'insetti ed uccelli sottomessi ai loro bisogni quotidiani, TUTTO
quello che egli pensava nel desiderio come suo Reame prossimo
futuro. Il trenino passava laggiù lasciandosi dietro voleggianti
pennacchi di vapore, le navi sul mare lontanissimo andavano e
venivano cariche di merci e villeggianti danarosi o lavoratori in
peschereccio, l'azzurro in alto era punteggiato di mongolfiere
che portavano gli studenti verso le loro Alte Scuole, con le loro
mamme munite di bidoni di minestrone e cacio per nutrirli.
Ed egli guardava tutto cio' con un telescopio manuale binoculare
a trepiede prestatogli dal parroco del vicino paese, ai piedi
della "culinuta daj guess". Puntando l'occhio inquisitore più
lontano ancora egli scorgeva le Armate a Cavallo Russe
pronte -alla prima occasione politica- per attraversare il mare
ed invadere questa piana felice e laboriosa per farla siberiana.
Ed è cosi', curiosando in modo interessato, ch'egli intravide
l'aragosta anfibia (detta pure "terrestre" in certi manuali ben
informati) dal bel nome di TAPOLAZOWA ISKRA, fanciulla bellunese
d'undici anni e mezzo, stanca d'essere ricca senza aver un soldo
e desiderosa di diventar Regina. Sarebbe sempre meglio non correre
troppo davanti ai fatti, poiché
questi son corridori solidi e professionisti e non amano che
relativamente gli sprinters delle fughe in avanti. MA è certo che
la Tapolazowa Iskra correva da "vispa teresa" sui prati e sopra i
fiori, traverso ponticelli malfatti su ruscelli gai, verso la
collina dove il RE si trovava assiso regalmente
su pietra nera e ch'ella portava un cartello esplicito sopra
le spalle, il quale diceva che "VOGLIO essere Regina del mio Re!"
Pura e sublime follia! COME rifiutare?! L'aragosta era d'alto
lotto, bellissima nella vibrante goduria delle sue carni ocra,
e queste rendevano bene in contrasto, nel verdemarcio o pupilla-
di-normanna-bionda dell'erbame che pareva sviolinarle un caldo
concerto di musiche ancestrali intorno. E la fanciulla, talvolta,
si girava su se' stessa "forse per caso", forse per "vizio", E in
questo languido movimento mostrava in pieno sole la sua vulva
dal pelame rossiccio ch'era un orgasmo a vedersi. Magari lei
si sentiva spiata da là sopra e faceva questo all'uopo? CHI mai
saprà LA Verità?
Il RE, in conseguanza, si scoperse prestissimo vittima d'una
erezione pazzesca nel suo muscolo marmoso e lancio' un grido
su cui accorsero solerti i due suoi braccio-destro, lo scudiero
Pancio e il Cavaliere del Libero Spirito Cavallo Pazzo. I quali
due pure guardarono sul telescopio binoculare la dolcissima
e sensualissima bellezza in arrivo (era ancora a 20 chilometri,
lontana, il che ci lascia il tempo di sprecare qualche riga
ulteriore...). L'erezione mostruosa del RE (non si dirà la CM
quantità della mostruosità per non assecondare le losche attese
del popolino...)era stupefacente per l'ippopotamo e il caimano
che, pur disponendo di vasto corporame, potevano contare su
attrezzi sessuali quasi minuscoli - e il giudizioso SANCIO trovo'
che "Più son piccolini più han gran cazzo, per grazia di dio..."
Al che Sua Maestà trovo' giusto ribattere che "La qualità d'un
RE non si misura col metro degli insetti!" e che "Villan che piange,
prete che ride!" Cavallo Pazzo cogitabondo non diceva niente.
Suonava allora mezzogiorno del giorno tal dei tali al campanile
del paesotto più vicino, sotto il monticolo. Pur avendo fame
di pranzo i tre s'accorsero cosi' che la faccenda era seria, che
stava per arrivare LA Regina tanto attesa e mai sperata. La
guardarono ancora una volta mentre veniva ed arrivava, per essere
sicuri della certezza, con occhi grossi da bambinoni. Sancio,
che fu durante qualche anno burocrate all'Ufficio Postale
d'un partito dell'ultrasinistra siberiana e mongola, trovo'
opportuno intrattenere il RE a proposito delle problematiche
giuridiche e costituzionali della Congiunzione Carnale la quale
richiede "au prealable" e in genere un Congresso Corporale e
magari un Matrimonio. Cavallo Pazzo sbattacchiava la coda ironico
per insinuare che, nella sua spontaneità spontaneista, queste
finezze contano poco e imperio va dato all'atto. Ma taceva.
E mentre l'ippopotamo ineffabile si dilungava davanti al RE, che
lo osservava con occhio stretto e un po' diffidente, giocando
coi vari maniaci cavilli e addenda e Comma 2/14 ed eccezioni al
paragrafo e sulla legge proto-runica-coranica nelle sue
estensioni e ramificazione succedanee sottostanti, attinenti od
aggiuntive a proposito d'una Regale Unione Matrimoniale, E MENTRE
La Fanciulla presunta Regina arrivava man mano là in basso,
prendendosi pure il tempo e il lusso necessario a riempirsi
il crine ocra di fiori di prato e strofinarsi le varie ascelle
con rose e fiordalisi per olezzarle, CAVALLO PAZZO (avendo un
tantin di fame) decise di occuparsi di cose solide e scese ad
un casolare sotto la collina, pensando alla inevitabile Cena di
Nozze, e chiese la carità di quattro gavette o bidoncini metallici
(con docile coperchio di chiusura) pieni di zuppe
e minestrone ai fagioli rossi, che i contadini concessero con
mesta gioia aggiungendovi dei vecchi ritagli di lardo e -per la
sposa- delle castagne sott'olio d'oliva. E s'indaffaro' anche
per raccogliere bacche e noci secche restate per terra da un
pezzo, e qualche foglia d'insalata e fragole selvatiche, due mele
e otto uova di pernice e dodici carote selvatiche frescamente
estratte, e compose serti di mimose e margheritine per rendere
festosa la festa nuziale. Il vino pure non mancava in quanto, da
buon americano, egli lo faceva con polverine in bustina e ne aveva
in riserva abbondante dentro il suo tascapane a dosso.
E intanto il coso del RE restava teso e turgido, come il suo
scettro, ch'egli brandiva con orgoglio e sovranamente col
culo appoggiato sulla pietra nera , ascoltando vagamente i
discorsi interminabili del saggio PANCIO, ficcando di tanto
in tanto un occhio sul telescopio binoculare per ammirare la
Sua BELLA venire... E la Splendida Fanciulla veniva, veniva
e quasi arrivava.(...)
(segue QUARTA PARTE, ed ultima)
FAVOLE GROTTESCHE (libro secondo)
Congiunzione Carnale.
***(parte seconda)
(....) delle formiche agricole le quali, dall'aurora
alla fine del giorno, cercavano, cavavano,
raccoglievano, seminavano ancora, trasportavano sulle
spalle, nei cesti o coi carri i nutrimenti terrestri, per
immagazzinarli in vista dell'improbabile e lontano inverno.
Improbabile non in quanto impossibile ma ben lungi dall'ora
presente. Ammirando egli dall'alto tutto questo ben-di-dio,
le ghiandole salivari del RE funzionavano con importante
quantità mentre vedeva stendersi all'infinito dello sguardo
il corpo lussurioso del suo reame. E ne parlava "gourmand"
e a lungo con l'ippopotamo SANCIO che succhiava una spremuta
di limone dopo l'altra, le spallone appoggiate contro un
tronco o l'altro degli alberi che fornivano loro vitto ed
alloggio, per il momento. Ma il SANCIO aveva le zampone
solide per terra e non per aria -e la testa pure ben salda
al suo posto, sul collo abbondante- e rispondeva vagamente
e con ampi e lenti gesti stancamente obiettando che "L'UTOPIA
è bella ma di carattere difficile, per forza!" e che "Sognare
LA LUNA è un conto, ma montarla è un altro paio di maniche..."
Il RE scuoteva la testa sconfortato dall'attitudine frustrante
del suo solo amico ed unico essere prossimo e fido, di saldo
appoggio morale "ma non sempre".
SANCIO insisteva ancora, rovistando col coltello dentro il
taglio aperto, insinuando che "Per porre la mano su un Reame
bisogna preliminarmente mettere insieme degli incartamenti
voluminosi, con tanto di firme, timbri, vidimazioni e produrre
l'indispensabile documentazione con discarica legalizzata degli
aventi diritto!" Al che il nostro fiero RE rispondeva sereno
che "LE SCARTOFFIE, costituire un dossier bien ficelé" non gli
facevano paura e che "PURE per avere un figlio, delfino erede
della CORONA [lo sapeva benissimo che] bisogna scopare numerose
volte e senza preservativo..." e che anche questo non gli
incuteva alcun tremore. E brandeggiava il suo scettro quieto
ma inperiosamente. Il RE era baldo e fiero ma prosaico restava
il suo scudiero...
E venne ad essi, uno di quei giorni, -informato dalle dicerie
e voglioso di partecipare alla regale follia- un coccodrillo
-un caimano piuttosto...- dal bel nome di CAVALLO PAZZO che parlo'
loro delle vaste possibilità ed occasioni per potersi creare
proprietà e dominio REALI sparsi e vendemmiabili in ARGENTINA
e magari in PATAGONIA, vi era tutta la Cordigliera delle ANDE
da prendere, ricchezze immense, compresi i bei popoli INDICI
e INCAICI. L'entusiasmo di questo bel ragazzo smosse un poco
il bonaccione e realistico PANCIO il quale trovo', intanto, che
"VOSTRA Maestà ha adesso un CAVALLO a disposizione ed è già
una bella cosa!" Il RE dunque appoggio'senza porre indugi lo
scettro sulla groppa del caimano e lo nomino' cavallo e
CAVALIERE del REAME, cugino uterino di SUA Maestà.
Scoppiante d'orgoglio il neo Cavaliere CAVALLO PAZZO affri'
festoso la damigianotta di vino che portava al collo e barri'
come un elefante in calore, dalla soddisfazione. Il RE ne prese
solo poche gocce dentro un calice di fiore bianco (per stima
ed educazione) osservando giudiziosamente che "UN RE non beve
[quasi] mai", "Che un Sire si deve di tenere la testa a posto",
"che il bere è un vizio improprio per una si' Alta Funzione."
Ma il bravo SANCIO non si fece pregare e in breve Scudiero e
Cavaliere, ubriachi da far paura, dormivano pancia all'aria,
russando come dei treni Turchi mentre il RE, un poco in disparte,
guardandoli rifletteva sulle difficoltà d'avere alla Sua Propria
disposizione dei GRANDS COMMIS degni della loro Alta Funzione.
Un po' tristerello, si sposto' per sedersi più lontano.
Aveva scovato dietro i cespugli e per caso un pietrone nero e
lo usava da allora come Trono, lo avevano trascinato su un
bordo della collina che dava sul Reame inconquisto ed egli,
talvolta, vi dormiva abbarbicato contro di notte tenendolo
stretto con le sue dodici braccia e di giorno spesso vi si
sedeva superbo. IL TRONO NERO non era che un trono sgraziato
ma di TRONO ne aveva di sicuro l'anima.
Ed esplose infine, un bel mattino di maggio radioso e sensuale,
l'avvenimento che pur penetrando (...)
(segue TERZA PARTE)
Antofagasta, in illo tempore.
DERNIEREheureSTOpHEUREStragiquesASantiagoDELCileSTOP
DESavionsCHASSEURS-bombardiersAMERLOQUEStopPILOTESpar
DESmercenairesIRAQISstopAURAIENTmitrailléLEpalaisDElaMONEDA
oùLEPrésidentALLENDEseSERAITrenserréAVECsesPROCHES
collaborateursSTOParmésJUSQU'auxDENTSstopPOURseOPPOSER
auPRONUNCIAMIENTOdes4GENERAUXfellonsSTOP

SEPPELLISCANO I LORO PORCI."
***
11 settembre ...
***
"A moins de choisir le terrorisme, (...). Là aussi on ne peut
échapper aux phrases de notre jeunesse, à ce que disait Breton
par exemple: "LE GESTE (communiste radical,N.D.R.) le plus
simple CONSISTE à SORTIR DANS LA RUE, REVOLVER AU POING,
et à TIRER au HASARD DANS LA FOULE." POUR MA PART, je n'oublie
pas avoir écrit qu'UN CHIEN ANDALOU (...) n'était pas autre chose
qu'un appel au meurtre. LA SYMBOLIQUE du terrorisme,
inévitable en notre siécle, m'a toujours attiré, mais du
terrorisme TOTAL (RADICAL, N.D.R.), qui vise à la destruction
de toute société, VOIRE de TOUTE l'espèce humaine."
(LUIS Buñuel, MON DERNIER SOUPIR, memorie dettate e riviste)
***
Ero tornato da poco dal fotolito (5-12 H., mattinata penosa con
l'Yves Saint-Laurent troppo esigente, CHIANT, fare e rifare, poi
ristudiare il PANTONE ancora per aver la tinta assurda voluta, etc.).
Avevo pranzato di fretta con resti della sera prima, rosolato
della pancetta per impaninare come adoro, ed ero disceso dal
duplex, vi avevo lasciato la radio su TSF JAZZ come al solito
-in quanto la si ascoltava benissimo dall'atelier- ed incominciavo
ad organizzarmi il pomeriggio (rifacimenti su un quadro, schizzi
da sviluppare). Poi mi sono ricordato d'una corvée che rimandavo
da più giorni, cambiare una ruota scentrata sulla mia vecchia
Renault break, avevo comperato dell'olio "degrip" per poter
svitare i caparbi bulloni. Stavo facendo questo, in strada,
giusto davanti la porta dell'atelier. POCO PRIMA delle 14,
salgo per mettere la radio su FRANCE-INFO perché desideravo
sapere come stavano le cose a proposito del Comandante
Massoud rimasto ferito (ucciso?) in un attentato suicida
il giorno prima in Afghanistan. Ad un certo punto la giornalista
interrompe il flusso delle informazioni e dice:" Notre
correspondant à New York nous téléphone que un avion
commercial se serait ecrasé il y a quelques minutes sur une des
Tours Jumelles de Manhattan, de son bureau tout proche il voit
une enorme nuage de fumée se dégager de la Tour. L'incident
est tout à fait étonnant car le ciel est très clair sur la
ville et la visibilité parfaite. Nous attendons plus de
précisions." E COSI' inizio' in crescendo la sinfonia
sensazionale. Lo spettacolo incredibile, in diretta o quasi.
La notizia delle notizie, LA MADRE DI TUTTE LE NOTIZIE
(Saddam H.). Più importante dell'evento. FAST SCOOP.
NATALE per i giornalisti.... MANGIA, MANGIA.
La cosa che mi colpi' poco dopo fu un lapsus ENORME della
redazione che evidentemente aveva subito perso la testa:
ad un certo punto (per colmare un vuoto?) la giornalisto
(a) legge: "Dai primi accertamenti sembra che ci siano già
5 morti!" (confusione con l'attentato alle Torri di 10
anni prima...). MA tre ore dopo la stessa(o) afferma:
"Secondo il nostro corrispondente i responsabili valutano
la possibilità che il numero delle vittime possa essere
di 10.000/12.000 morti."
Mentre smontavo la ruota con fastidio (restando all'ascolto)
si presenta Monsieur X, il tracagnotto pensionato ex
guardia del corpo de MONSIEUR Brard, le deputé-maire, il
dittatore rosso di Montreuil-sous-bois. Il vecchio ama
chiacchierare. Gli dico che un aereo s'è gettato contro
un grattacielo a N.Y. e che secondo me si tratta d'un
attentato. Dalla radio, in alto, discendono torrenti
di notizie, frasi, pathos, stupore. Alacrità giornalistica.
E IL SECONDO AEREO sulla seconda torre. M.X prende le cose
con calma. "Les amerloques,ah,vous savez...." Mi consiglia di
aspettare un paio d'ore, in modo che il "degrip" agisca sui
dannati bulloni incrostati. Parliamo d'altro. Salgo un istante
e ci beviamo tranquilli due Pelforth brune in barattolo.
Mentre continuo l'ascolto egli persiste nella sua paciosa attitudine.
Col rientro tutti i prezzi sono aumentati, cani di commercianti,
colpa dell'euro. Quando sento che nelle due torri lavorano
almeno 25.000 persone , senza contare le visite, mi rendo conto
(buffamente) che puo' essere peggio del Vajont (1962), mia referenza,
centinaia di corpi sparsi sbrindellati là sotto, sui bordi
del fiume subito a valle del disastro, centinaia di corpi già dentro i
sacchi di plastica trasparente, affiancati sull'argine, e io
disintegrato, indifferente, a fotografare, a guardare. E la diga
minacciosa, calma e silente, là sopra. INTATTA. 2.000 morti.
Nell'astioso odore della morte e dei disinfettanti, dei corpi
sfatti, bianchissimi di giallastro, senza più sangue.
In tutto il pomeriggio non mi è riuscito di far altro che
spostare una matita e lavare un pennello scordato sporco.
Girando come un'anatra dalla testa mozzata, bevacchiando,
fumando, staccato il telefono, vagando nell'atelier o in
strada, ascoltando. Poi mi son cotto ancora della pancetta,
mettendo in gozzo pure un culo di bicchiere di grappa. Per
sentirne l'acuto odore di vita. Ogni venti minuti arrivava
qualcosa di nuovo, altro aereo sul Pentagono (?), ancora un
aereo per terra in Pennsylvania, l'ASSFACE Presidente è
scomparso, no, sta scappando in una base segreta con il
suo AIR FORCE (tu parles!) ONE, sfollata la Casa Bianca.
Corpi cadono dalle torri, decine, incidenti? suicidi?
L'U.S. Air Force s'è levata in volo(sic), pronta ad
abbattere ogni aereo che sembri sospetto o non obbedisca
all'ingiunzione che abolisce ILLICO tutti i voli sul
territorio. John Wayne in trombetta arriva in ritardo,
CAVALLO PAZZO ha già sodomizzato Alan Ladd, spompinato
la vietconga Jane Fonda, e SI PRESENTA cazzo teso, in
bandiera, giusto dietro il deretano di Wayne! C'est
la panique!!! L'anal democrazia è in pericolo! I puritani
credono alla fine del LORO mondo. Isteria: il momento
è da telefilm. QUANTI aerei attaccanti ci sono ancora
in giro? 3x3:33. Verso la metà del pomeriggio dei
vicini, come per sfuggire alla tensione lancinante televisuale,
escono in strada (che è calma, senza traffico), si parla,
si discute, si scarica l'emozionalità protesa, nello stupore.
"Vieni a vedere alla televisione!"-"Surtout PAS! NO, guardero'
le foto domani sui giornali." Osservo con sospetto gli
aerei che là in alto si posano o decollano dagli aeroporti
parigini in Ile de France, mi sembrano normali, TRANQUILLI...
In fin dei conti in tutto il pomeriggio non ho combinato
un tubo (a parte "il tremendo" cambio della gomma). COLPA della
fetida ideologia fetente anglosassone (linea amerloque)?
COLPA della fetida ideologia fetente arabomusulmana? COLPA di
entrambi queste due ideologie che stanno devastando questo povero
ridicolo pianeta?
***
http://libri-disegnati.splinder.com/tag/11settembre
FAVOLE GROTTESCHE, libro secondo.
¤¤¤
TRECENTOTRENTATRE'[333] aveva sete...(2)
¤¤¤
(...)In quel mentre -proprio- giungeva la carovana di una sposa strombettando di gaiezza. Giusto l'auto di questa, prima
"purtroppo", pur in piena frenata schiaccio' il formichiere cosi'
orribilmente ch'era tremendo da vedersi. Le altre macchine che
la seguivano le si incastrarono sul retro, una dopo l'altra.
Uno sfacelo. La sposa, una martora tutta di bianco vestita, sorse
urlando come pazza schizzando dal finestrino, tendendo le virginali braccia al Cielo e per chiedergli: "S'era proprio il
caso di "regalarle" un si'aspro disastro PROPRIO nel suo più
bel giorno di donna!" MA gli dei sono distratti, E considerano
poco queste pochezze umane, sopratutto nei giorni in cui bevono
troppo d'ambrosia, il Whiskey a 180° o a 360°. (Per altro, nessuno
ignora che farsi calpestare violentemente da una vettura da
sposa PORTA DISGRAZIA.)
Intanto, il René si batteva mica male, gli avversari gli rompevano
sedia dopo sedia in sul dosso MA egli restava intatto, e fiero
d'aver ragione. I suoi quattro bottiglioni, che maneggiava
solerte, eran diventati resti di bottiglia assai taglienti e il
sangue colava a fiotti nelle vicinanze e intorno a lui. L'orso
patron beffardo continuava a sparare, cartuccia dopo cartuccia,
mirando in alto, poiché aveva paura dell"ergastolo, e
schioppettava con astuzia, con "il senno del poi" usato prima.
Fuori, irritati dal gridolinare della sposa e martora ancora
vergine, 24 buoi da bistecca che attraversavano la piazza per
recarsi al Macello Comunale dove erano convocati, "presero
ombra" e impazzirono incurabilmente. Mentre tutti li' in giro
correvano -come formiche che han perso il Nord- in ogni senso,
essi aggiunsero confusione alle confusioni: Quintali Carnosi
di Forza Scatenata galoppavano goffamente, come fanno i bovini
innervositi e se "dan' fuor' di brutto", schiacciando vecchie e
bambini, spaccando arti e pance con i loro zoccoli paurosi.
Il sagrestano allora, individuando i paradigmi catastrofici, si
mise a suonare grezzamente le campane a stormo, ma caoticamente,
da cuoco improvvisato, visto che non trovava il campanaro di
mestiere a portata di mano. Questa confusione enorme pose in
stato d'allarme 0-1 la vicina base N.A.T.O. da dove -subito-
nella convinzione d'un attacco russo- partirono missili
in gran quantità -"purtroppo" programmati per distruggere
l'Iran (il CHE già non è malaccio, poiché gli iraniani son
popolo malsano, MA, i russi -ancora una volta...- se la cavano
per il rotto della cuffia, con il loro CULO pazzesco...).
Intanto, il René si batteva mica male, E si permetteva pure di
cantare a squarciagola il proprio Inno "Nazionale", da apatride,
E in modo impeccabile pur se un po' spezzato in certi punti:
"333 trentini trottavano trottando andando a Trento tutti e
333 tritando trigonella e triglie trinciando." MA cominciava
pure a sentirsi un po' stanchetto... "ED ECCO!", che proprio in
quel mentre 4 buoi bovini da macello scatenati irrompono dentro
il baretto -non si sa se per bere una grappa o se per caso...-
e compiono una vera strage! Allora, analizzando correttamente
la situazione il nostro amico scelse la Linea Giusta di Partito:
nel gran bordello sanguinolento egli prese la fuga per la porta
del retro, che dava sul cortiletto e versi i campi e la boscaglia,
NON SENZA aver lanciato un calcio formidabile sulla figa in mezzo
alle gambe dell'orsa moglie del patron che tentava, nella sua poca intelligenza, di sbarrargli la sortita...
René trecentotrentatré(333), che aveva SOPRATUTTO conservato
i propri occhiali a LORO posto (fatto insigne), dopo un bel
correre, si ritrovo' con il cuore scosso ma calmantesi fuori
dal paese in tumulto e "per caso" giusto davanti una
fontanella campestre dove poté dissettarsi e lavarsi il sangue,
suo e di altri, che gli si coagulava indosso.
E si sedette sotto un albero amico, per analizzare, ancora,
correttamente la situazione, mentre intorno l'aria era
impregnata d'un forte olezzo di fiori di piante di sambuco che
vegetavano in abbondanza nei pressi. Gli risulto' che, intanto,
aveva perso un biglietto di soldi, restato in mano dell'orso
barista. Ma che -tuttavia- la pelle era salva -tranne poche
decine di piccole ferite- e che -in fondo- e ancora una volta-
non se l'era cavata malaccio...
MA, vedi tu i casi della vita:
Una gazza ladra aveva rubato la pisside del prete sull'altare.
Era una specie di SACRE' GRAAL d'argento falso ed ottone
di circa 842 grammi, quasi un chilo. La gazza, che si chiamava
SANTA-MARIA-degli-SPIRITI-SANTI-del-DODICESIMO-VERSETTO/comma33,
era presa dai dubbi. Forse l'oggetto che teneva fra le grinfie
non era proprio quel CHE GLI CI VOLEVA: la sua fibra cattolica
le vibrava male dietro il suo becco e entro le orecchie. S'aggiunga un po' di susperstizione. D'un tratto, la gazza
SANTA-MARIA si sbarazzo' della pisside rubata e la lascio'
cadere dal ramo dove si trovava, come se fosse UN PECCATO
MORTALE. Poiché l'uomo non è di legno, avvertendo un
brusio tra le frasche sopra di lui René levo il muso, curioso.
La pisside gli scasso' secco gli amati occhiali e gli frantumo'
il cranio e l'ossame facciale. In tre decimi di secondo
René Trecentotrentatré (333) era morto.
VOLEVA ESSERE UN
TRONCO. ***
Appena uscito senza problemi ma ancora vivente dalla trattorietta
toscana/pizza al trancio sita in Corso Como (che è brevissimo...)
il noto Arnaldo Peleggrini fu Giuseppe, pantegano di Tradate e
trinciatore di sigari quando gli capitava, pur avendo un pesante
coltello da cucina conficcato sul gobbo sorse un trochesino
dalle capaci tasche interne del suo giaccone e si mise a ripulirsi
le unghie con cura ritto più bene che male (...e l'inverso pure...)
sul marciapiedi, perché questo gli facilitava la riflessione. E
ne aveva bisogno. Ma i lampioni urbani delle luci cittadine poco
gli consentivano con il loro magro chiarore di dedicarsi
agevolmente a questa semplice operazione ch'era più filosofica
che igienica. Doveva decidere nel suo scarso marxismo se prendere
verso Corso Garibaldi o, all'inverso, scappare in direzione della
Stazione Porta Garibaldi (FFSS, Metro). O se non dovesse piuttosto
recarsi docilmente in Via Paolo Sarpi presso la sua vecchia
mamma che poteva apportargli ogni sorta di conforto materiale e
immateriale. Sopratutto della comprensione. Certo.
Certi momenti non sono facili. Avrebbe ben con piacere ingozzato
un paio di bicchieri di lambrusco per far mandar giù a spinta
la grossa trancia di pizza ingurgitata che gli stazionava
nel perimetro dello stomaco, incollata su una parete
qualsiasi, e la lama del coltellaccio, pur se mal non gli faceva,
sul dosso gli pesava. Momento complesso, dunque.
E in quel mentre vide transitare un taxi giallo vuoto, riconobbe
il tassinaro c'era appunto il rospo Tagliavino con cui aveva
frequentato in vecchi tempi le Scuole Medie.
Gli fece un gesto ampio e secco e, dopo i fraterni ritrovamenti,
l’autista spinse la vettura fin verso il quasi lontano Ticino fiume.
Nel buio era bello andare in macchina con i fari che falciavano
la notte piuttosto scura, con un filino
di falce di luna. Non mancava un certo tono di poesia.
Il Tagliavino, il quale non beveva ma che teneva in serbo una
generosa bottiglia per i clienti più fidati, offri’ da bere
al Peleggrini Arnaldo che cosi poté annaffiare
le fiamme delle sue proprie disgrazie e i bruciori aspri dell’anima.
Giunti sui bordi del fiume caro alla patria i due compagni fumarono
tranquilli pure una sigaretta e il tassinaro Tagliavino tento’
sottilmente di indagare i progetti prossimi futuri del caro vecchio
topastro. Dopo qualche inquieta insistenza l’Arnaldo ammise come,
viste ben le cose da
tutti i lati, avesse deciso di diventare un tronco. Il tassinaro,
uomo di solida esperienza, non batté ciglio ma gli fece osservare
fraternamente che già suo nonno,il famoso Euboldo Tagliavino, fosse
giunto alle stesse conclusioni filosofiche, ponendo la teoria
in atto sedutastante,
MA che i fatti risultanti risultarono assai bislacchi. Non potendo
arcuare con l’insistenza la solida decisione del pantegano Arnaldo
il tassista torno’ a Milano con l’anima in pace e il nostro uomo
già dall’aurora volle cominciare a diventare tronco. Il paesaggio era
adatto, d’intorno alberi stupiti lo rimiravano senza aprir becco,
discreti e umanamente comprensivi, l’acqua scorreva a piene rive.
Ogni sorta d’uccelli cantava le lodi del giorno nascente.
Verso mezzogiorno egli s’accorse perfino d’essere ben avanti nella
riuscita : un cane randagio e sporco gli piscio’ contro alzando
un poco la zampa di dietro destra. Indicazione sicura di una già pregevole riuscita...
