MAX CAPA 12/14: TESTI

TESTI pubblicati in contorno del GIORNALE DI BORDO DEL CAPITANO NEL PORTO.

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Utente: armandoceretti

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10a le api sopra il fiore
10b le api sopra il fiore
10c le api sopra il fiore
10d le api sopra il fiore ¤¤
10e le api sopra il fiore
11settembre
1a le locuste sopra il verde
1b le locuste sopra il verde
1c le locuste sopra il verde
1favolesommario
2favole/intropers
2 le formiche intorno al nido
333avevasete-1
333avevasete-2
3 le vespe contro il marcio
4a i mosconi verso lorina
4b i mosconi verso lorina
4c i mosconi verso lorina
5 le dorifore sulla foglia
6 i tafani dentro lanima
7 le cicale sotto il sole
8 le pulci e la mente
9a le farfalle di fronte allango
9b le farfalle di fronte allango
9c le farfalle di fronte allang
alberi
alberi-mal
amdopocena
anticristo
audrey toutou
bamboladiguerra
basta con il limbo
bd
bel-romm
bel-romm3
beltocchi-bagdad
beltocchi-barcellona
beltocchi-chaos
beltocchi-cile
beltocchi-cows
beltocchi-dallaciesa
beltocchi-dope
beltocchi-giraffa
beltocchi-malte
beltocchi-papam
beltocchi-passannante
beltocchi-portosaid
beltocchi-pyramide
beltocchi-rommel
beltocchi-roueivre
beltocchi-toureiffel
beltocchi-tueur
beltocchi-turkmen
beltocchi/bayrou
beltocchi/paris-hilton
beltocchi/piétons
beltocchi/sarko
beltocchi/technoland
beltocchi1
beltocchi3forc
beltocchi3forcenés
beltocchi 10b
beltocchi 11b
beltocchi 12b
beltocchi 13b
beltocchi 14b
beltocchi 15b
beltocchi 16b
beltocchi 1b
beltocchi 2017
beltocchi 2b
beltocchi 3
beltocchi 3b
beltocchi 4b
beltocchi 5b
beltocchi 6b
beltocchi 7b
beltocchi 8b
beltocchi 9b
botte-da-orbi
br-8sett
br
calore
carnale1
carnale2
carnale3
carnale5
carnale8
carnale9
carnale 1
carnale 10
cerisier
coda-paglia
coda-paglia2
cong-carn-1
cong-carn-2
cong-carn-3
cong-carn-4
enigmapesce
essertronco
farfalla
favole3alberoi
favole5villaggio
favole6fungarolo
favole9boscaiolo
favole 10maestra
favole 11mamma
favole 12grillo
favole 13stagnino
favole 14cacciatore
favole 15
favole 16
favole 17
favole 18
favole 19 personaggi
favole 20 nonna
favole 21 gallinaio
favole 22da biani
favole 23 cappuccetto
favole 24 fantasma1
favole 25/scorpio1
favole 4fringuelle
favole 7da biani
favole 8 stradino
fg2/la prima volta4
fg2/la prima volta6
fg2/la prima volta 1
fg2/la prima volta 2
fg2/la prima volta 3
fg2/la prima volta 5
gep-bim-monza
geppo&bimbo
giornata 1239
giornata 1956
giornata 1959
giornata 1962
giornata 738
grosso problemo
ilguado
insetto
intervallo
ipocriti
krop
labirinto
la peima volta 10
la prima volta 10
la prima volta 11
la prima volta 12
la prima volta 13
la prima volta 14
la prima volta 15
la prima volta 16
la prima volta 18
la prima volta 19
la prima volta 20
la prima volta 7
la prima volta 9
la settimana enigmistica
le mur de la honte
libro secondo/la prima volta6
lorco geraldo degli orchi
lourdes
luna-terra
mellonta tauta domani
mortadelle
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multirobot 5
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multirobot 59
multirobot 6
multirobot 60
multirobot 61
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multirobot 63
multirobot 7
multirobot 8
multirobot 9
orcogeraldo
pacepa
papillon
pazzesco
pazzesco1
pazzo 18
pescegiallo
pozzo1
pozzo10
pozzo11
pozzo12
pozzo13
pozzo14
pozzo16
pozzo19
pozzo2
pozzo21
pozzo22
pozzo22bis
pozzo22ter
pozzo23
pozzo24
pozzo25
pozzo26
pozzo3
pozzo4
pozzo6
pozzo7
pozzo 15
pozzo 17
pozzo 18
pozzo 19
pozzo 20bis
pozzo 3
pozzo 5
pozzo 8
pozzo 9
prima volta 17
puzz&co
rabgeppo
rab geppo&bimbo
rano giuseppino
rototonogoloroi
rototonogoloroii
rototonogoloroiii
rototonogoloroiv
rototonogolorov
scorpio5
scorpione1
scorpione3
scorpione rouwoplast
sego-sarko
settimana enigmistica
somalos
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sommario favole
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venerdì, 24 agosto 2007

333 aveva sete

FAVOLE GROTTESCHE, libro secondo.
¤¤¤
TRECENTOTRENTATRE'[333] aveva sete...
¤¤¤
"C'est ici la sagesse, que celui qui a de l'intelligence calcule
le nombre de la Bête. CAR c'est un nombre d'homme, et son nombre
est SIX CENT SOIXANTE-SIX [666]."
(Apocalypse de Jean)
¤¤¤
Alle tristezze del DESTINO non si sfugge, E neppure si puo'
giocare a scacchi con LA VECCHIA DELLA MORTE, se questa non sta
al gioco e vuol farti una sorpresa lancinante ed attende L'ORA
GIUSTA, sbirciando malefica nascosta dietro l'angolo.
Si chiamava René TRECENTOTRENTATRE'[333] ed era un animale
che preferisco non nominare. Una bestia...
In quanto bestia era abbastanza rara , ma non esotica, E alquanto
strana e magari inquietante, ED è per questo che mi pare meglio
non dilungarci sulle sue qualità, forma, apparenza, sostanza
e descrizione, evitando di definirla se non restando nel
vago più banale. Ma si trattava di una brava persona, in fondo.
Quel che infastidiva in lui erano sopratutto i suoi occhialoni
scuri, perché soffriva della sua vista TROPPO ACUTA e doveva
proteggerla, diceva per scusarsi. Ma certuni insinuavano che
i suoi occhi fossero terrificanti di malvagità e incutessero
malessere e quasi terrore agli altri, o pure che i suoi
occhi non sapessero ridere e sprizzassero un odio gelido e
spaventevole. Ma si trattava probabilmente di dicerie, per
il gusto della maldicenza che cova come serpe in tana, dentro
i recessi tenebrosi delle genti. Certo è che i suoi
occhialacci impenetrabili gli avevano creato intorno una
forte curiosità, ché cosi' son fatte le persone.
QUEL GIORNO, avendo sete, entro' in un baretto dove già
aveva avuto qualche contrasto, la fontana comunale si
trovava lontanetta e il chiosco del gelataio, sulla piazza
piena di sole e di ragazzini in gioco e timide ma strillanti
fanciulle, non vendeva vino e acqua neppure.
Entro' -dunque- in quanto non aveva scelta e non per cercar
rogne, questo è vero. Non era un villano provocatore,
questo no. MA un gelo d'ostilità lo accolse dentro, e le
chiacchiere e le bestemmie cessarono dei giocatori, mentre
il patron s'irrigidiva beffardo dietro il bancone, come per
dirgli: "E CHE volete ANCORA?!"
Egli chiese dolcemente -come usava- mezzo litro di vino di
colore, mezzo litro d'acqua di fonte, un bicchierone di
birra, un grappino e tre cubetti di ghiaccio e porse un
biglietto subito all'esercente, per farsi ben vedere.
Come era suo obbligo -stando alle vigenti leggi-, il patron
non si rifiuto' di servirlo e questo compiuto, prese il
biglietto con le grinfie e si mise a studiarlo.
Mentre il René consumava pacifico e ben contento perché
proprio aveva una bella sete, il patron non smetteva di
osservare il biglietto e chiamo' un cliente pure per
mostrarglielo, bisbigliando un po' in disparte.
Al nostro amico non erano sfuggiti tutti questi maneggi
inconsueti, ma era uomo di mondo e in più convinto che
la follia fosse generale o quasi e che poco si dovesse
star dietro ai pazzi e dar loro corda. E, avendo presto
svuotato i vetrosi recipienti, chiese ancora un litro
d'acqua e mezzo di vino e tre bicchierini di Rhum.
ALLORA l'orso s'insorse, sventolando il biglietto, E si
mise a strillare che: "Questo è fasullo, mio caro
"signore"! Ne avete uno buono PER PAGARE?"
Subentro' un glaciale silenzio mentre le corde del violino
si tendevano quasi a spezzarsi.
Il 333 sapeva benissimo che l'orso mentiva spudoratamente,
apposta per far merdaio, in quanto egli aveva ritirato quei
soldi il mattino stesso all'Ufficio Postale Locale: la
sua mamma gli inviava il denaro -quasi tutto!- della sua
pensione di vecchiaia ogni mese, per convincerlo con esso
desso fringuello di banconote intassate ad emigrare in
Argentina e farVI fortuna e proprietà immobiliari, E
LA POSTA, come si sa, non scherza su queste cose, E
smercia solo biglietti VERI. Freschi di fabbrica.
"Se è falso chiamate DUNQUE il gendarme, che poi vediamo!"
disse il René "...ma intanto: datemi da bere, vossignore,
che tengo ancora sete." Ed era sincero.
MA, EVIDENTEMENTE, il barista ("vecchia volpe" rincitrullita
e in MALAFEDE) non vedeva le cose da quel lato e bofonchio':
"O avete un altro biglietto O questa cosa la regoliamo qui,
da uomini con due palle. Altro che gendarmi!..."
TRECENTOTRENTATRE' aveva sete...e nessuna voglia di litigare
-SI NOTI BENE QUESTO APPUNTO A SUO FAVORE- e neppure
voleva mostrare gli altri biglietti per non invogliare
qualche manigoldo presente fra i presenti a derubarlo-
tanto più che immaginava l'inutilità d'un tale atto
dimostrativo: l'uomo era intelligente e ne aveva viste d'altre.
"Fornitemi le bevande richieste, vossignore,pagatevi,
restituitemi IL RESTO e PACE a voi e: figli maschi, tanti ma
non troppi, caro signore." disse tranquillo il René.
Parve il "VIA!" ad ogni sorta d'incidenti:un avventore
gli si era approssimato giusto dietro, una faina, e senza
nulla dire gli fracasso' una sedia sul gobbo. Egli non si
scompose troppo, si giro'rifilando un manrovescio alla
faine che rotolo' contro un tavolo, rompendosi la schiena
quasi. L'orso, intanto, aveva staccato il fucile dalla
rastrelliera e incominciava a sparare a casaccio, sul soffitto
e contro i muri, avendo l'intelligenza di non ammazzare
qualcuno, per non pagar poi con  multa o la prigione. Altri
clienti attaccarono con dei coltelli puntuti il nostro,
uno scimmione a mani nude colle sue lunghe braccia
snodabili-muscolose cercava sopratutto di staccargli o anche
di rompergli gli occhiali per vedere GLI OCCHI, quel che
sicuramente era negli intenti di tutti gli assalitori.
Ecco a cosa porta la morbosa curiosità. Solerte era
più che altri un tricheco nerboruto che tentava, il vizioso,
di piantargli le zanne sulla spalla destra, ignorando
ch'egli era mancino. Il tricheco era imbriago, e poco
efficace -come tutti-, ma agiva alle spalle, e qualche
danno gli riusciva d'infierire,per questo. E, feroce
contro lui pur vi era uno scorpione rosso, scodato e senza
veleno, ma anche se il suo peso si misurava in grammi
e meno d'un etto, era abbastanza felice nelle sue micidiali
sortire, lavorandogli il tallone d'achille e sopra il
piede. Certo del suo diritto il René si batteva, e si
batteva bene, badando a non perdere gli occhiali, e
aveva afferrato colle sue quattro mani altrettanti
bottiglioni vuoti arraffati sul bancone e menava tuonate
vetrose in giro. Giunse, allordunque, strillando come
pazza, dal retro, l'orsa del patron roteando un
mattarello di cucina MA, poco esperta, colpi' in
faccia per sbaglio un vecchio formichiere fracassandogli
la bocca e tutti i denti. Il vecchio, sanguinante, reso
folle dal dolore e dalla rabbia nel vedere tutta la
sua dentiera in frantumi a terra, corse fuori della
porta d'entrata lanciando urla disumane.
In quel mentre -proprio- giungeva la carovana di una
sposa strombettando di gaiezza.
(segue)
postato da: armandoceretti alle ore 16:53 | link | commenti
categorie: 333avevasete-1
domenica, 19 agosto 2007

Dietro l'angolo c'era un uomo.

FAVOLA TREMENDISSIMA:crimini d'estate!
L'uomo dietro l'angolo... SOLO.


¤¤¤
Dietro l'angolo c'era un uomo.
L'uomo era appostato dietro l'angolo della strada.
La strada taceva, l'angolo si manteneva pure in
un educato silenzio.
Niente e' piu' silenzioso di un angolo silenzioso.
L'uomo covava intanto i suoi problemi
psicologici. Le sue angosce. L'anima in fuoco.
Se svoltava l'angolo, niente sarebbe stato come
prima. Non si svolta un angolo impunemente.
Svoltare un angolo implica implicazioni
ideologiche fortemente implicanti.
Se avesse svoltato l'angolo l'uomo lo avrebbe
svoltato a Destra.
Anche se e' di moda, l'uomo
non l'avrebbe mai fatto. Non perche' fosse di
Sinistra, ma in quanto era un uomo che si poneva
troppe questioni. Aveva letto troppo questo
uomo e questo
lo immobilizzava dietro l'angolo.
L'angolo, sardonico, intanto, taceva.
Gli angoli non sono per forza sardonici, ma il
loro meticoloso tacere lo fa pensare...
¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤

*********************************************
La citta' era deserta.
La canicola imperava nel suo devastante imperio.
Il catrame dell'asfalto bolliva dolcemente.
Avendo un bisogno fisiologico imperversante
e urgente l'uomo si trovo' nella triste necessita'
di orinare contro l'angolo, gli chiese scusa, ma
l'angolo non si smosse d'un milligrammo dal suo
stupefacente silenzio.
L'uomo angosciato scoperse che non aveva piu'
un solo fazzoletto di carta-feltro in tasca per
asciugarsi i residui acidi sulla punta del pene,
detta anche cappella.
Un altro grosso problema si poneva, dunque,
all'uomo indeciso dietro l'angolo, giano bifronte
davanti al nodo gordiano dell'angolo da svoltare.
Restava cosi', l'uomo dietro l'angolo, il pene
fuori dal pantalone, il cazzo molle in aria e
che portava ancora le tracce di un'umidita'colpevole.
Passo' in quel mentre una grossa formica.
Sgusciando fuori dal mistero.
L'uomo le domando' di che asciugarsi. La
formica, gentile gli prese il pene nelle fauci e
ne fece un cazzo igienicamente pulito.
La formica, gentile, si inquieto' delle altre
questioni esistenziali concernenti questo uomo
bloccato dall'angoscia dietro questo angolo
da svoltare. Quando tutto seppe, la formica
rise. Essa disse. Lui disse. Essa disse, lui disse.
Disse lui ancora ed essa disse. Disse lui altre buone
cose (citazione da ernest hemingway). Lei
disse che. La luce era forte e buona. Lei sorrise.
Lui disse. Per cento pagine ancora...
INFINE LA FORMICA concluse: ''Tu dai troppa
importanza agli angoli, ascolta me che ho
fatte le Scuole Alte: esistono solo le facciate,
non hai forse letto Wittgenstein?''.
A Milano quel giorno l'Osservatorio di Via
Brera registro' una temperatura di 46°
all'ombra nei dintorni del N. 10, Alzaia Naviglio Pavese.
Alle 16:32, secondo i testimoni, una ragazzina
scopri' un cadavere sotto l'acqua vicino alla
darsena. MA l'uomo era annegato venti giorni
prima ed era, la sua terrena carcassa,
in completa putrefazione.
Se i vigili del fuoco non hanno affermato il falso...
E ALLORA? Perche' non s'e' gettato oltre
l'angolo? (''Copiando'' Poincare', Einstein ha
probabilmente commesso un certo
errore di calcolo ignorando la variabile X33 detta
DEL SOTTOTENENTE, scambiando la soluzione
impossibile del teorema di Fermat per la Carica
della VI Brigata Leggera, che non aveva piu' cavalli.
Ed eccone le disastrose conseguenze.)!!!
¤¤¤¤ ¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤¤

postato da: armandoceretti alle ore 11:59 | link | commenti
categorie: uomo allangolo
sabato, 18 agosto 2007

SEGRETISSIMO!

SEGRETISSIMO! L'incontro STORICO del Generale
JON MIHAI PACEPA et del Generalissimo Carlo Alberto
Dalla CHIESA, ricercati dai KILLERS, ma vivi e vegeti!!!

***
(NOSTRA ESCLUSIVITA'MONDIALE!)
***TIMISOARA, Romania, in illo tempore***
DUE DESTINI paralleli si incontrano -anonimi e banali-
nel segreto di una panchina in un giardinetto della
via Marceanu... PACEPA, ex-CAPO dei Servizi Segreti
di ELENA&NICOLAE Ceaucescu, passo' all'OVEST durante
un suo viaggio a Bonn dove avrebbe "dovuto" utilizzare
la sua amicizia con Willy BRANDT per procurare motori
d'aereo e di panzer per il duetto infernale, il Dalla
CHIESA è passato all'OVEST durante il recente TOURdeFRANCE/
Canal Historique (V.ARCHIVIO Luglio). CAPO dell'I.S.
(Istituto Strategico, la CIA del Vaticano),il NOSTRO bravo
Carlo Alberto ha fatto defezione perché gli si impediva
di rivelare che OLTRE 90% dei corridori gli erano
RISULTATI dopés-drogués, per non rovinare il commercio...
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(de GEPPO&BIMBO&VoltinusGerbiakov(1)
avec le soutien pissychologique de
notre correspondant de guerre le Perfesseur BELTOCCHI)
PACEPA è un uomo, modesto e triste, pur se vecchio.
Quando passo' all'OVEST, nello stupore terrificato dei
"dirigenti" romeni, "si assistette" -per la gente del
mestiere...- alla più paranoica e grossa operazione tattico-
strategica nello spionaggio: disperatamente e per ore ed
ore il Servizio "decapitato" cerco' di "far rientrare" o
"allontanare nell'ombra" 6.500 (e più) agenti, informatori,
infiltrati in Tutto IL Mondo. Missione impossibile. Adesso
"noi siamo in grado di rivelare" -come dicono questi poveri
giornalisti- che PACEPA, in realtà, non forni' (subito) nessuna
informazione in proposito agli americani, PER RISPETTO verso
delle persone che COMUNQUE avevano lavorato per lui e
con lui. Perché PACEPA è un uomo, nonostante la patina infame
delle sue anziane attività. Contraddizione vivente, egli passo'
all'OVEST sia perché non sopportava più l'ELENA, la vera capa
della copia infernale leninostalinofascista, sia perché un
un congegno elettronico (PERTANTO messo a punto dai SUOI
propri Servizi Tecnici) poteva trasmettere da un telefono quel
che si diceva in una stanza ANCHE quando l'apparecchio non
veniva utilizzato, e i Ceaucescu stavano estendo questo a tutte
le abitazioni. Una forma di controllo sociale assoluta che -a
lui stesso- "fece paura".(...)
Mentre gli sbirri in tonaca nera, i killers pederasti del
Vaticano, cercano ovunque -tranne DOVE si trova- il Dalla CHIESA,
per "dargli LA PAGA DEL SOLDATO" (la PAGA del soldato morto...),
che è un colpo di Beretta cal.9 alla schiena, con segno di croce,
olio santo E TUTTO E TUTTO, il generale PACEPA da parte sua è
rientrato come un paria in patria, per finirvi la vecchiaia "in
pace". Ma la Morte lo attende ovunque, e lo cerca. Il regime
fascistoide-democratico post ELENA&NICOLAE lo rifiuta, per
ragioni complicate, qui lunghe da sviluppare. MA lo cercano,
per "far vendetta", SIA dei suoi anziani collaboratori che i
cani delle oscure beghe palestinesi, questi "ebrei" risentiti
in salsa musulmana. Infatti, PACEPA non aveva solo svelato
e denunciato l'infamia fondamentale del raïs ("l'infect")
Yassir Arafat e del terrorismo palestinese, ma pure altre
questioni bizzarre che los gringos merekanos han preso male.
Per altro,curiosità folkloristica, Paceva aveva rivelato una
"evidenza che molti sanno ma che l'ipocrisia ignora": la quasi
totalità dei palestinos formati GRATIS-GRATOS alla celebre
Università PATRICE LUMUMBA "terzomondista" di Mosca, dopo aver
appreso il mestiere tecnico,il professorato, la professione
(medico o dentista) non han pensato minimamente di rientrare
a GAZA per "servire il popolo" ma son partiti altrove "per
servirsi il pollo". Sopratutto in CANADA, come conferma il
nostro Voltinus Gerbiakov, che cerca di saperne di più.
"NO" si rifiuta con un sospiro il generale: "Non bisogna
più pubblicare di queste cose, car les verités ne sont
pas toutes bonnes à dire..." Fatto incredibile. Pacepa e
Dalla Chiesa non han parlato di cose del mestiere, ma del
tempo, del buon vino Brabola , dell'alto costo della verdura
e dei frutti - E DEL FATTO CHE LE FARFALLE MUOIANO TROPPO
PRESTO. Al che il nostro Kaltos Contêrios, che attende con
la sua Brigata Garibaldi di partire a far la guerra a
Beyrouth, s'è messo a gridare piagnucoloso: "AHI! Breve è
la vita di noi farfalle! Noi vogliamo andar a morire per la
libertà del Libano PRIMA di morire di vecchiaia!" E Pacepa
e Dalla Chiesa si son messi a consolarlo, offrendogli la
spalla dove lacrimare. Vecchi uomini e simpatici.
NESSUNA inchiesta "a été ouverte", poiché tutti ne hanno
paura e preferiscono far finta di niente...
***
(1) Nel non troppo rapido tragitto della carovana BELTOCCHI
da BUDAPEST alla Turchia, i nostri GEPPO&BIMBO ci inviano questo
servizio non previsto. BRAVI! Si aggiunge il VOLTINUS in quanto
i tre sono ORAMAI uniti come le dita d'una mano dai loro
"sconvenienti" costumi sessuali. Sconcertante...

postato da: armandoceretti alle ore 20:05 | link | commenti
categorie: pacepa
giovedì, 09 agosto 2007

L'Ultimo degli Sceriffi.

favole grottesche

****

L'Ultimo degli Sceriffi.

***
L'ocone Fernando era un tipo strano davvero. Aveva un'anima
da poliziotto ma non sopportava le galline ed era astioso
e collerico quanto un vecchio ubriacone in mancanza senza
svanziche per l'acquavite di mora di gelso detta
"stracciabudella" dal popolino e pure dal popolaccio che
pertanto la ingolava per fiaschi interi e pure ne portava
in ruota di scorta a zainetto sul gobbo dentro un
barilotto di legno d'acacia per ben parfumarla da miele
e darle quel tono inconfondibile d'orina di mosca
albanese-ottomana che elettrizza la gola in tutte le sue
mucose e schianta il lobo semidestro del cervellino come
un grido di gioia d'un libellulo suicida trionfalistico
che salta dal cielo assolato dopo essersi rotte ali ed
elitre a pedate per mostrare al mondo intero tutta la
sua inopinabile contentezza e quanto se ne fotta di
infantili osservazioni moralistiche avanzate a tarda
ora da vecchie talpe insensate perse di senno e d'altro
nei loro comareggiare incessanti ritte fuori della
buca della propria galleria quali oche nere coreane
ma prive del lungo collo avendo la nuca incassata
simile a quella delle faine perdigiorno.
A causa dei suoi scompensi caratteriali, dunque, l'ocone
Fernando si mise un pomeriggio a leggere dei vecchi
fumetti ingialliti scovati nel solaio della sua zia
propria Emilia Farsora, si mise a leggere quella strana
letteratura eroicomica perché non riusciva a far
la siesta a causa dello sconforto che gli procurava
l'assenza di svanziche per comprarsi l'acquavite.
Scoperse in questo modo le avventure afrodisiache
dello sceriffo brianzolo Tex Willer, ne lesse 4.832,73
episodi di grande e saporosa avventura durante tutta
l'estate. E il gusto gli prese dentro, anzi:
l'entusiasmo. Decise di diventar sceriffo, per non più
sublimare i suoi intestini polizieschi, per sentirsi
importante. Detto fatto, detto cotto.
Si fabbrico' una stella di latta e uno Stetson alla
texana, e una pistola con fondina e tutto quel che
abbisognava, ci lavoro' sopra una settimana, la lingua
stretta fra i denti e pieno di sudore, con male in cranio.
La pistola non sparava ma pareva vera. Come il resto,
per altro. E sentendosi pronto indosso' tutti gli aggeggi
preparati e si posto' sull'entrata del ponte di legno
sul Tagliamento e si mise a fermare, controllare,
interrogare, minacciare e multare tutte le infelici
genti che vi passavano sopra. Pulci, vacche, oche, zecche,
martore, damigiane a vapore, pantegane edili, folaghe
in bicicletta, marsupiali stinti, cocottes minute, biscie,
orsette, venditori di cravatte, grilli, contadini di
legno, tutti i passanti sul ponte dovevano lasciargli
se non una svanzica o palanca almeno dodici abbondanti
gocce di grappa di more di gelso dentro un barilotto
pronto li' di fianco. Ci furono perfino degli inizi di
sommossa, ma la sua pistola, pur se non sparava, faceva
BANG-BANG, e riusci' con questa a far ragionare i
recalcitranti. Venne pure un pretone (un predat) con tutta
una processione e banda musicale a scongiurarlo di cessar
l'ingiuria, ma egli mostro' e sbandiero' la fatidica
stella sul petto e il pretone torno' indietro con la sua
croce enorme e la coda fra le gambe, a piangere in
sacrestia, in quanto era: per l'Ordine e La Legge.
E tutto fini' in Gloria, come doveva finire:
un mattino presto migliaia di soldati-militari italiani
in fuga invasero il ponte e scappavano cosi' di fretta
che l'ocone Fernando non poté fermarli neppure con
centinaia di BANG-BANG. Per non essere travolto o schiacciato
egli decise, pur se imbriaco, di saltar nel fiume, per
salvarsi la pelle e non solo la ghirba, gettando pistola
e stivaletti. ERA LA ROTTA DI CAPORETTO.
Seduto vicino al ponte (oltre il fiume e tra gli alberi)
perplesso e triste si trovava lo scrittore "ingless"
Ernesto Hemingway, a digiuno di vino per la congiuntura
economica imperante, il quale, vedendo il salto sul e nel
Tagliamento dell'ocone Fernando, fu preso da improvvisa
ispirazione e scrisse di getto un intero libro. "Un addio
alle armi" ebbe un bel successo, gli americani ne fecero
un film cinematografico pure. Il gruppo svedese musicale di
musichetta ABBA illustro' in seguito le gesta dell'ocone nel
best-seller canzonettistico "FERNANDO", di fama mondiale.
HONNI SOIT QUI MAL Y PENSE...

postato da: armandoceretti alle ore 10:04 | link | commenti
categorie: ultimosceriffo
mercoledì, 08 agosto 2007

RAB: GEPPO&BIMBO.

RAB: GEPPO&BIMBO.
La nostra traversata d'Europa per giungere a BUDA-PEST
da Parigi (Bois de Boulogne) è stato un vero avvenimento
& popolare & indimenticabileFrance-Allemagne-Republique
Tcheque-Autriche-Hongrie...). La nostra "carovana" è -come
si sa- LENTA (come scopa un vecchio...55 Kmh massimo...),
noi dell'AEROMOBILO  a una cinquantina di metri in alto,
CAZZO TESO, sopra LA FOLGORE/l'ECLAIR del BELTOCCHI,
abbiamo sempre scelto strade laterali, viozze provinciali
& comunali, stradette senza rischio, OVVIAMENTE. OVVIO...:
A LENTA fluidità. INEVITABILMENTE.: Come è INEVITABILE...
Gli automobilisti che superavano strombazzando e ilari
il BELTOCCHI avvertivano il paese successivo del NOSTRO
ARRIVO,in dove una moltitudine festosa ci aspettava sui bordi
della via principale offrendoci CIBARIE e VINI LOCALI.
In certi villaggi c'era perfino la Banda Comunale, con
trombette, clarinetti, grancasse e tutto, CON IL SINDACO
in gran tenuta che ha voluto farci firmare il Libro d'Oro
delle visite importanti. La scritta TOUR DE FRANCE sul
nostro "velivolo" e sulla RAFFAELLA del BELTOCCHI
scatenava l'entusiasmo delle masse laboriose in slanci
di lietezza e fraternizzazione fra le genti. IN PIù, le
stupende nostre 2.224 farfalle -con in testa l'ineffabile
Kaltus Contêrios e i NOVE PICCIONI viaggiatori- disegnavano
di tanto in tanto nel cielo la scritta mobile TOUR DE
FRANCE. Che stupendovole stupendissima bellissima BELLEZZA!
Solo momento sgradevole: les motards de la POULICHE routière
de france hanno bloccato a lungo e controllato la RAFFAELLA
del Beltocchi ripetendo con ghigno:"NON,MAIS, VOUS osez
rouler avec ça!?" POCO MALE... E IL GENERALISSIMO Carlo
Alberto Dalla CHIESA, nascosto lungo il percorso dentro il
"portabagagli" della vettura, con qualche bottiglia di BRABOLA,
che tirava fuori continuamente la testa per
curiosare, E il BELTOCCHI che gli brontolava iroso: "MA
state giù, generale, STATE GIù che NON vi vedano!" E il
Voltinus Gerbiakov, passeggero di fianco al Beltocchi, che
"profittava della calma" per scrivere il suo PRIMO
reportage per CARNET de ROUTE du DESSINATEUR ASSIS
(V. GIORNATA 1.269 prossima ventura!), chiedendo
continuamente consiglio al Beltocchi. UN ARTICOLO STESO a 4 MANI...
Giornata di pausa nei pressi di Vienna DOVE -indossate le
tute da meccanici- TUTTI ci siamo messi a riparare e
controllare l'AEROMOBILO e "la macchina" del Beltocchi,
ch'erano mezzi meccanici un po' stanchetti. TUTTI al
lavoro, solerti all'opera, sporchi d'olio e indaffarati
tranne le farfalle. Che cantavano canti gregoriani e
comunisti per sostenerci il morale e lo stomaco.
 La sera, acceso un gran fuoco fuori della tenda.
Cantato e BEVUTO.
postato da: armandoceretti alle ore 14:59 | link | commenti
categorie: rab geppo&bimbo

RAB: GEPPO&BIMBO.

RAB: GEPPO&BIMBO.
La nostra traversata d'Europa per giungere a BUDA-PEST
da Parigi (Bois de Boulogne) è stato un vero avvenimento
& popolare & indimenticabileFrance-Allemagne-Republique
Tcheque-Autriche-Hongrie...). La nostra "carovana" è -come
si sa- LENTA (come scopa un vecchio...55 Kmh massimo...),
noi dell'AEROMOBILO  a una cinquantina di metri in alto,
CAZZO TESO, sopra LA FOLGORE/l'ECLAIR del BELTOCCHI,
abbiamo sempre scelto strade laterali, viozze provinciali
& comunali, stradette senza rischio, OVVIAMENTE. OVVIO...:
A LENTA fluidità. INEVITABILMENTE.: Come è INEVITABILE...
Gli automobilisti che superavano strombazzando e ilari
il BELTOCCHI avvertivano il paese successivo del NOSTRO
ARRIVO,in dove una moltitudine festosa ci aspettava sui bordi
della via principale offrendoci CIBARIE e VINI LOCALI.
In certi villaggi c'era perfino la Banda Comunale, con
trombette, clarinetti, grancasse e tutto, CON IL SINDACO
in gran tenuta che ha voluto farci firmare il Libro d'Oro
delle visite importanti. La scritta TOUR DE FRANCE sul
nostro "velivolo" e sulla RAFFAELLA del BELTOCCHI
scatenava l'entusiasmo delle masse laboriose in slanci
di lietezza e fraternizzazione fra le genti. IN PIù, le
stupende nostre 2.224 farfalle -con in testa l'ineffabile
Kaltus Contêrios e i NOVE PICCIONI viaggiatori- disegnavano
di tanto in tanto nel cielo la scritta mobile TOUR DE
FRANCE. Che stupendovole stupendissima bellissima BELLEZZA!
Solo momento sgradevole: les motards de la POULICHE routière
de france hanno bloccato a lungo e controllato la RAFFAELLA
del Beltocchi ripetendo con ghigno:"NON,MAIS, VOUS osez
rouler avec ça!?" POCO MALE... E IL GENERALISSIMO Carlo
Alberto Dalla CHIESA, nascosto lungo il percorso dentro il
"portabagagli" della vettura, con qualche bottiglia di BRABOLA,
che tirava fuori continuamente la testa per
curiosare, E il BELTOCCHI che gli brontolava iroso: "MA
state giù, generale, STATE GIù che NON vi vedano!" E il
Voltinus Gerbiakov, passeggero di fianco al Beltocchi, che
"profittava della calma" per scrivere il suo PRIMO
reportage per CARNET de ROUTE du DESSINATEUR ASSIS
(V. GIORNATA 1.269 prossima ventura!), chiedendo
continuamente consiglio al Beltocchi. UN ARTICOLO STESO a 4 MANI...
Giornata di pausa nei pressi di Vienna DOVE -indossate le
tute da meccanici- TUTTI ci siamo messi a riparare e
controllare l'AEROMOBILO e "la macchina" del Beltocchi,
ch'erano mezzi meccanici un po' stanchetti. TUTTI al
lavoro, solerti all'opera, sporchi d'olio e indaffarati
tranne le farfalle. Che cantavano canti gregoriani e
comunisti per sostenerci il morale e lo stomaco.
 La sera, acceso un gran fuoco fuori della tenda.
Cantato e BEVUTO.
postato da: armandoceretti alle ore 14:59 | link | commenti
categorie: rabgeppo

RAB: GEPPO&BIMBO.

RAB: GEPPO&BIMBO.
La nostra traversata d'Europa per giungere a BUDA-PEST
da Parigi (Bois de Boulogne) è stato un vero avvenimento
& popolare & indimenticabileFrance-Allemagne-Republique
Tcheque-Autriche-Hongrie...). La nostra "carovana" è -come
si sa- LENTA (come scopa un vecchio...55 Kmh massimo...),
noi dell'AEROMOBILO  a una cinquantina di metri in alto,
CAZZO TESO, sopra LA FOLGORE/l'ECLAIR del BELTOCCHI,
abbiamo sempre scelto strade laterali, viozze provinciali
& comunali, stradette senza rischio, OVVIAMENTE. OVVIO...:
A LENTA fluidità. INEVITABILMENTE.: Come è INEVITABILE...
Gli automobilisti che superavano strombazzando e ilari
il BELTOCCHI avvertivano il paese successivo del NOSTRO
ARRIVO,in dove una moltitudine festosa ci aspettava sui bordi
della via principale offrendoci CIBARIE e VINI LOCALI.
In certi villaggi c'era perfino la Banda Comunale, con
trombette, clarinetti, grancasse e tutto, CON IL SINDACO
in gran tenuta che ha voluto farci firmare il Libro d'Oro
delle visite importanti. La scritta TOUR DE FRANCE sul
nostro "velivolo" e sulla RAFFAELLA del BELTOCCHI
scatenava l'entusiasmo delle masse laboriose in slanci
di lietezza e fraternizzazione fra le genti. IN PIù, le
stupende nostre 2.224 farfalle -con in testa l'ineffabile
Kaltus Contêrios e i NOVE PICCIONI viaggiatori- disegnavano
di tanto in tanto nel cielo la scritta mobile TOUR DE
FRANCE. Che stupendovole stupendissima bellissima BELLEZZA!
Solo momento sgradevole: les motards de la POULICHE routière
de france hanno bloccato a lungo e controllato la RAFFAELLA
del Beltocchi ripetendo con ghigno:"NON,MAIS, VOUS osez
rouler avec ça!?" POCO MALE... E IL GENERALISSIMO Carlo
Alberto Dalla CHIESA, nascosto lungo il percorso dentro il
"portabagagli" della vettura, con qualche bottiglia di BRABOLA,
che tirava fuori continuamente la testa per
curiosare, E il BELTOCCHI che gli brontolava iroso: "MA
state giù, generale, STATE GIù che NON vi vedano!" E il
Voltinus Gerbiakov, passeggero di fianco al Beltocchi, che
"profittava della calma" per scrivere il suo PRIMO
reportage per CARNET de ROUTE du DESSINATEUR ASSIS
(V. GIORNATA 1.269 prossima ventura!), chiedendo
continuamente consiglio al Beltocchi. UN ARTICOLO STESO a 4 MANI...
Giornata di pausa nei pressi di Vienna DOVE -indossate le
tute da meccanici- TUTTI ci siamo messi a riparare e
controllare l'AEROMOBILO e "la macchina" del Beltocchi,
ch'erano mezzi meccanici un po' stanchetti. TUTTI al
lavoro, solerti all'opera, sporchi d'olio e indaffarati
tranne le farfalle. Che cantavano canti gregoriani e
comunisti per sostenerci il morale e lo stomaco.
 La sera, acceso un gran fuoco fuori della tenda.
Cantato e BEVUTO.
postato da: armandoceretti alle ore 14:59 | link | commenti
categorie: rab geppo&bimbo
sabato, 04 agosto 2007

ANCHE GLI ALBERI POSSONO MORIRE MALAMENTE.

FAVOLE GROTTESCHE.LIBRO SECONDO.
***

ANCHE GLI ALBERI POSSONO MORIRE MALAMENTE.
***
L'albero è caduto stamane, perché c'era troppo vento.
Ma non bisogna scordare la sua vecchiezza e le poche
forze che gli restavano, nel suo immenso corpaccione.
L'albero si è piegato d'un tratto ed è caduto nel
frastuono e nel sibilare assordante del vento troppo
forte ed è per questo che non l'abbiamo inteso urlare il
suo spavento e il suo dolore.
Noi restavamo nascosti dietro le rocce, che son solide
e che niente smuove, vigliacchi ma saggiamente prudenti,
aspettando con sussiego la fine di questo orrore di vento.
La Rosina Lapizzuli è piombata li' di fianco a noi,
sbattuta contro il pietrame, tenedosi disperata alle radici
dei cespugli, per non essere portata via. E gridava, più
più dell'aria in corsa feroce, che "L'albero Terzisto
s'era rotto il muso per terra e ch'aveva TUTTE LE OSSA
ROTTE!" Pur se terrificati dal triste evento, noi
restammo al riparo, pensando sopratutto alla nostra
pelle, come è umanamente comprensibile. Ma avevamo pure
un pensiero amichevole per l'albero in pezzi, devastato
dalle furie concatenate degli elementi ventosi scatenati.
Dopo molte ore di sofferenza  e di terrore di tutti noi,
poveri animaletti senza arte ne parte, il cielo irato
si calmo', man mano, e noi potemmo uscir fuori dai
rifugi per precipitarci verso il luogo dove si trovava
il Terzisto. Poverino, anzi: poverone, data la taglia...
Non era proprio bello da vedersi.
Aveva troppi rami rotti e le radici, nude come vermi,
che si agitavano nei sussulti premortuarii. Il tronco,
intero in apparenza, era tuttavia sbrindellato e pieno
di lesioni e pisciava sangue che la terra e l'erbe
bevevano senza gioia, come se prendessero l'olio di ricino.
L'albero piangeva dolcemente di dolore.
In pieno panico, che cosi' succede di fronte ai disastri
mortali e senza rimedio, noi non si sapeva cosa fare.
Si cerco' goffamente d'organizzare i soccorsi (pur
sospettandone l'inutilità), ma l'albero moriva, questo
si sentiva e noi ne avevamo il cuore in pezzi.
Le cicale ed ogni sorta di confratelli canterini
facevano intanto intorno un brusio d'inferno, su cui
spiccavano alti ed acuti stridenti di disperazione,
nel sole possente rivenuto in piena forza, nella
maestranza del suo imperio, per accompagnare come si deve
questa agonia.
"Lasciate che i morti seppelliscano i propri morti."
pertanto gracchiava gracidando grottescamente l'anziano
rospo Wilkieziv, solito bastian contrario, pieno di
fetida bile da fargli scoppiare -quasi- le lunghe orecchie
puntute da conigliaccio che aveva, seduto a fumarsi la pipa
sui bordi di stagno frastagliati di cannelle dove noi, di
solito e d'abitudine, s'andava  ad orinare i nostri bisogni.
"Vecchio porco! Vecchio porco! gli cantelinava contro
scandalizzata la signora Arquetti, cigna degna e cosciente
dell'altezza del momento, che era tristissimo e serio.
Allora il Wilkieziv piccato sul vivo cambio' di tiritera,
sghignazzando ironico e sogghignazzando: "Lasciate che i
porci seppelliscano i propri porci!" E la signora Arquetti
si metteva allora in furia, sbatteva le ali e ficcava
le zampe nel fango, ma non poteva far altro che tirar
fuori grossi occhiacci, perché la cattiveria del rospo era
da tutti ben conosciuta, e sopportata, in mancanza di
meglio... "E tu stessa sei proprio una bella porca,
fetida fighetta stretta,và!" si gargarizzo' goduto questo
maiale di vecchio rospo inacidito. E non aggiunse altro.
Noi eravamo a disagio, non si sapeva che dire, una certa
malinconia e plumbea ci girava intorno.
Ma intanto, l'albero moriva e noi non potevamo farci
niente. Lo sfacelo era troppo perché pure il veterinario
Landolfi -ch'era di buon mestiere- potesse farci granché.
L'albero sollevo' nervosamente, ad un certo punto, un braccio
malridotto e strinse il pugno verso il cielo a maledire.
Questo gesto di rabbiosa disperazione esauri' di colpo
le sue restanti energie vitali ed egli crollo', dopo un
insieme di sussulti, come se fosse morto. Ma non era morto.
Mentre noi discutevamo dei funerali, pensando che un bel
rogo dei poveri resti nella notte di luna piena sarebbe
stato l'ideale e il più prossimo al dio suo che ne
attendeva l'anima, l'albero dischiuse un occhio, d'un
tratto, e ci osservo' con un'immensa tristezza.
Alcuni scapparono spaventati. Ma non era un fantasma
d'oltretomba né si trattava d'una ressurrezione.
E' che gli alberi hanno la vita dura e non muoiono
facilmente. Questo, certi fra noi, quelli di tanta
esperienza, lo sapevano già.
"Eh, gli alberi sono lunghi a morire e pure quando
scopano, non finisce più..." sussurrava il lumacone
Petardus con un ghignetto pieno di sottintesi, per chi
volesse sorriderne. Comunque sia, il Terzisto prese un
sorriso amaro mentre la sua pupilla sana vagava nel
vuoto, quasi ignorandoci, e il suo corpaccione si
svuotava delle ultime gocce di sangue. Il veterinario Landolfi
poso'un orecchio sulla corteccia, sulla parte sinistra del
petto, si levo' e scosse la testa: "Non sento più il cuore,
il cuore ha cessato di battere", disse ben triste.
Ma l'albero viveva ancora, coglievamo lo stanco movimento
delle sue ciglia e qualche fremito che attraversava il suo
fogliame e i rametti non scassati.
"Eh, son lunghi a morire..."insisteva Petardus, non si sa se
per compassione o per invidia o qualche altro vizio della
sua anima.
"Pianteremo un altro alberello al suo posto." disse alto e
forte il Landolfi, certo per farsi intendere dall'agonizzante,
come per rendergli un ultimo omaggio.
"Si', ma prima ci bisognerà dargli sepoltura e sarà un
lavoraccio col suo corpo immenso. E i funerali costano
caretti al giorno d'oggi..." disse sottovoce il lumacone
Petardus a quelli che gli stavano vicino. E noi seguivamo
il morto morire, tristi e perplessi.
Duro' tre giorni e due notti. Da quando fummo sicuri che
fosse finita, aspettammo tuttavia ancora sette giorni,
allorché già il cadavere puzzava forte, prima di bruciarlo
e di fargli il funerale.
postato da: armandoceretti alle ore 14:33 | link | commenti
categorie: alberi-mal